1. Home
  2. »
  3. DESTINAZIONI
  4. »
  5. europa
  6. »
  7. italia
  8. »
  9. Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani: l’arte del...

Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani: l’arte del pane nel cuore dei Sicani

Mar 26, 2026 | europa, italia

Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani sono un fatto identitario che racconta tradizioni e cultura di una comunità che ogni anno si riunisce per dar vita agli archi pasquali. Tradizione secolare che caratterizza San Biagio Platani, gli archi di Pasqua sono un evento unico che identifica questo borgo in provincia di Agrigento.

Ma ridurre la visita di San Biagio Platani al solo periodo di Pasqua sarebbe un errore: questo è un borgo che, grazie al progetto “Rigenerazioni Archi di Piano 2030”, è stato rigenerato attraverso installazioni artistiche, coworking e attività di vario genere. È così che visitare gli archi di Pasqua a San Biagio Platani diventa la “scusa” perfetta per scoprire un piccolo borgo dei Sicani, dove “abbiamo il lusso di poter rallentare davvero e di vivere lentamente”, come racconta Pierfilippo Spoto di Val di Kam.

Archi di Pasqua di San Biagio Platani. Macro di decorazioni artistiche realizzate con il pane e materiali naturali, tipiche degli Archi di Pasqua. Si distinguono fiori bianchi e gialli fatti di pasta di pane e intrecci meticolosi che creano forme ornamentali.
Ciao, sono Giulia Maio

Dal 2018 mi occupo di narrazione e promozione del territorio. Mi piace intercettare e raccontare storie che diano valore al territorio. 

Lavoro prendendomi il tempo di approfondire con calma, incontrare le persone, ascoltare le loro storie e dar loro voce.

Ho un debole per le tradizioni culturali che dialogano con il mondo dell’arte e dello spettacolo, a cui ho dedicato i miei studi.

Una donna sorridente con i capelli lunghi è in piedi su un sentiero di pietra in riva a un lago, indossando una maglietta rosa e pantaloni a fantasia. Sullo sfondo si vedono rigogliose colline verdi e alberi.

Sebbene siano conosciuti anche come “archi di pane“, gli archi di Pasqua sono un’opera d’arte effimera e collettiva, simbolo di un’identità comunitaria. Sono composti da diverse strutture architettoniche come chiese, cupole e volte, che vengono decorate con mosaici, quadri e nimpe (lampadari stilizzati). Dalla metà del Settecento, le due confraternite dei Signurara (devoti al Signore) e dei Madunnara (devoti alla Madonna) trasformano il corso di San Biagio Platani in una cattedrale a cielo aperto, una soglia simbolica dove il Cristo risorto, che giunge da est, incontra la Madonna, che arriva da ovest.

Archi di Pasqua di San Biagio Platani. Una grande struttura architettonica effimera che riproduce una cupola, realizzata con canne, rami di salice e decorazioni in pane e cereali sotto un cielo nuvoloso.

Crediti: Roberta Insinna – Siciliaincanta_

Archi di Pasqua di San Biagio Platani. Prospettiva dell'interno di un viale decorato con alte colonne di canne di bambù e pannelli artistici che ritraggono figure femminili, sormontato da una struttura a volta in legno.

Foto di: Roberta Insinna – Siciliaincanta_

Archi di Pasqua di San Biagio Platani. Primo piano di un elaborato lampadario decorativo creato artigianalmente con pasta, cereali e perline azzurre, con una maestosa cupola di canne intrecciate sullo sfondo.

Crediti: Roberta Insinna – Siciliaincanta_

Come vengono realizzati gli archi di Pasqua

Il momento che unisce davvero la comunità si manifesta nei mesi precedenti, all’interno dei magazzini del paese, dove la comunità lavora in gran segreto. Carmelo Navarra è artista, ceramista e memoria storica dell’evento, che a soli 13 anni ha rivoluzionato il mondo degli archi di Pasqua introducendo l’utilizzo di materie prime già colorate in natura come cereali, legumi e semi in sostituzione del riso che veniva colorato. Durante il nostro incontro ha raccontato che “i magazzini sono laboratori aperti dove la sapienza di tutti è messa a disposizione della realizzazione degli archi”.

Un uomo in piedi, all'interno di un ambiente con pareti decorate da graffiti, pulisce con un coltello una lunga canna di fiume, facendone saltare via le foglie secche.
Dettaglio di una persona che lavora a maglia o intreccia una spessa corda di lana rossa, mostrando l'aspetto artigianale della preparazione dei decori.
Una veduta più ampia del laboratorio che mostra gli artigiani al lavoro su diverse componenti degli archi, tra grandi cilindri di canne già pronti e materiali sparsi a terra.
Una tavoletta di legno usata come legenda, dove sono incollati campioni di diversi cereali e semi (lenticchie, cicerchia, soia, chicchi di caffè, pepe) con i relativi nomi scritti a mano in corsivo.
Un uomo con barba grigia, berretto e sciarpa verde siede in un laboratorio d'arte; sullo sfondo scaffali pieni di vasi e sculture in terracotta.
Primo piano delle mani di un artigiano che compone con precisione un disegno geometrico incollando piccoli semi verdi e bianchi su una base di legno.

Ciascuno mette a disposizione il proprio tempo e il proprio saper fare. C’è Loredana, de Il Giardino di Loredana, che lavora i fiori in collant. Sabrina del panificio I Frutti del Grano prepara cuddure (sculture di pane a forma di angeli, colombe, campane e altri oggetti sacri). Rosalia della Pasticceria Palumbo impasta e decora pasticciotti pasquali. C’è chi, dopo il lavoro nei campi, si dedica a saldare e a lavorare il ferro; c’è l’artista che disegna i bozzetti e ci sono i bambini dediti alle decorazioni più semplici. Gli archi di Pasqua vengono, quindi, realizzati in grano, cereali, legumi, datteri e semi che vengono scelti per i loro colori naturali e per le texture.

Inquadratura dall'alto di una artigiana che modella un fiore di tulle viola con fil di ferro; sul tavolo sono sparsi nastri, perline e materiali per il fai-da-te.
Una mano in movimento spennella con uovo sbattuto un grande dolce a forma di ghirlanda intrecciata posizionato su carta da forno.
Mani di un'artigiana che utilizzano una sac-à-poche per decorare con precisione un piccolo dolce glassato di bianco con motivi floreali azzurri.
Una donna con una maglia a fiori lavora a un tavolo utilizzando pinze e fil di ferro per creare decorazioni artigianali.
Una donna con grembiule bianco in una panetteria sta per impastare con farina.
Una pasticcera con grembiule arancione e occhiali è concentrata nel decorare piccoli dolci glassati su un tavolo da lavoro professionale; in primo piano si vedono basi di pan di spagna.

Quanto durano gli archi di Pasqua a San Biagio Platani?

Gli archi di Pasqua a San Biagio Platani sono visitabili dal 5 aprile al 3 maggio 2026: come consuetudine, infatti, verranno esposti dal giorno di Pasqua per circa un mese.

Archi di Pasqua di San Biagio Platani. Un'opera d'arte sacra realizzata con la tecnica del mosaico di semi, raffigurante la Madonna Addolorata con il cuore trafitto da sette spade che sorregge il corpo di Cristo.
Una scatola di cartone contenente fiori artificiali dai colori vivaci (rosso, fucsia e giallo) realizzati meticolosamente a mano con carta crespa o sottili strati di pane.
Cuddure. Primo piano di una sagoma di pasta frolla intrecciata che avvolge un uovo intero, pronta per la cottura su un banco da lavoro in metallo.

Cosa c’è da visitare a San Biagio Platani?

Chi si chiede cosa c’è da visitare a San Biagio Platani deve sapere che, se la Pasqua è il momento in cui prende vita quest’opera d’arte effimera, il resto dell’anno a San Biagio Platani è fatto di sostanza, accoglienza e territorio. Per chi desidera scoprire la bellezza degli archi di San Biagio Platani fuori stagione, la prima tappa è sicuramente il Museo degli Archi di Pasqua, che ripercorre e custodisce il lavoro degli anni precedenti.

Ma il borgo si scopre soprattutto all’aria aperta. Grazie all’esperienza e alla conoscenza della zona di Val di Kam, si esplora il territorio dei Sicani in modo lento e sostenibile, attraverso escursioni a piedi o itinerari in e-bike che collegano il centro di San Biagio Platani alle campagne nei dintorni.

Tre ciclisti di spalle percorrono in e-bike una strada asfaltata in salita che attraversa una valle collinare verdeggiante, sotto un cielo velato.
Un uomo con barba, occhiali da sole e giacca sportiva tiene in mano un casco da ciclista, in piedi accanto a delle biciclette elettriche azzurre su una strada di montagna.
Una ragazza con giubbotto viola e tuta pedala di profilo in e-bike su una strada asfaltata in salita che attraversa una valle collinare verdeggiante, sotto un cielo velato.

Ed è proprio in questi paesaggi agricoli che la scoperta di questo territorio diventa incontro. Lungo le strade si incontrano, infatti, aziende agricole come quella di Cinzia e Davide, Le Meraviglie del Platani, che custodiscono e lavorano le materie prime come pistacchi e mandorle. Ma ci sono anche strutture di accoglienza come l’agriturismo di Eliana e Filippo che propongono un’esperienza di alloggio a km zero, dove si può dormire in una struttura immersa in un aranceto facendo colazione con prodotti locali.

Una coppia di mezza età sosta durante un'escursione in bicicletta nelle campagne di San Biagio Platani. L'uomo, con occhiali da sole, indica qualcosa in lontananza mentre la donna osserva con attenzione. Sullo sfondo, alberi di agrumi e colline verdi sotto un cielo nuvoloso.
Un gruppo di cinque persone cammina di spalle lungo un sentiero di campagna tra gli ulivi, dirigendosi verso un edificio moderno sotto un cielo nuvoloso.
Un uomo e una donna sorridono durante un incontro all'aperto in un contesto urbano. L'uomo indossa un gilet blu con un logo aziendale che raffigura agrumi; sullo sfondo si vedono edifici in pietra e il panorama cittadino.
Primo piano delle mani di una donna che mostra un'arancia tagliata a metà. La polpa del frutto presenta le venature rosse tipiche delle arance pigmentate (sanguigne). La donna indossa un maglione color crema e un gilet blu.
Due ciotole poggiate su un piano di lavoro metallico: quella in primo piano contiene pistacchi sgusciati dal colore viola e verde intenso, mentre quella sullo sfondo è piena di mandorle tostate.
Una tavola imbandita con una torta soffice a forma di ciambella già affettata, posta su un piatto decorato con motivi blu. Sullo sfondo, uno spremiagrumi giallo, numerose arance tagliate e rami freschi di zagara (fiori d'arancio).

Non dimentichiamo, poi, le installazioni artistiche, i laboratori e le attività di vario genere che vengono proposte ai visitatori nell’arco di tutto l’anno e che costituiscono, anch’esse, un grande valore aggiunto per San Biagio Platani.

Un albero di arancio carico di frutti maturi in un aranceto. Il terreno circostante è coperto di erba e resti di potatura, con dolci colline verdi che si stagliano contro un cielo azzurro e velato.

Gli archi di Pasqua a San Biagio Platani sono un fatto identitario, ma soprattutto comunitario

Visitare San Biagio Platani significa anche entrare al bar nel corso del paese e chiacchierare con chi ancora è in grado di sapersi annoiare, farsi raccontare parte della propria storia, delle proprie radici e del proprio vivere. Significa toccare con mano quel lusso del “prendersela comoda” che ancora scandisce il tempo di chi vive questi borghi, incarnando quel concetto di “vita lenta” – spesso abusato -, ma che qui trova una delle sue espressioni più immediate, pro e contro compresi.

Come abbiamo visto, non si può parlare di San Biagio Platani senza citare anche gli archi di Pasqua. Questi sono fortemente legati all’identità del borgo e, come ha sottolineato Carmelo Navarra durante la nostra chiacchierata, “gli archi sono un’opera d’arte collettiva: pensata e condivisa dalla comunità”.

Un gruppo di quattro uomini collabora per sollevare e posizionare una lunga e complessa intelaiatura di canne e rami all'interno di un grande spazio industriale.
Ritratto di un uomo con gli occhiali che sorride seduto su una sedia all'interno del laboratorio; sullo sfondo si vedono i materiali naturali utilizzati per la festa.
Due uomini in un magazzino lavorano insieme per assemblare una grande struttura cilindrica fatta di canne intrecciate, appoggiandola su sedie di metallo per facilitare l'operazione.

D’altronde, cosa può spingere un’intera comunità a riunirsi per mesi nei magazzini, dopo un’intera giornata di lavoro, ogni sera fino a notte fonda, se non il desiderio radicato di sentirsi parte di un progetto collettivo, sentito e condiviso?

Questo articolo è stato sponsorizzato dal Comune di San Biagio Platani nell’ambito del progetto “RigenerAzioni Archi di Piano 2030”, finanziato dal PNRR – Ministero della Cultura (Investimento 2.1 “Attrattività dei Borghi Storici”) – CUP J29I22000110006. Le opinioni rimangono sempre personali.

0 commenti

Lascia un commento!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.