Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani sono un fatto identitario che racconta tradizioni e cultura di una comunità che ogni anno si riunisce per dar vita agli archi pasquali. Tradizione secolare che caratterizza San Biagio Platani, gli archi di Pasqua sono un evento unico che identifica questo borgo in provincia di Agrigento.
Ma ridurre la visita di San Biagio Platani al solo periodo di Pasqua sarebbe un errore: questo è un borgo che, grazie al progetto “Rigenerazioni Archi di Piano 2030”, è stato rigenerato attraverso installazioni artistiche, coworking e attività di vario genere. È così che visitare gli archi di Pasqua a San Biagio Platani diventa la “scusa” perfetta per scoprire un piccolo borgo dei Sicani, dove “abbiamo il lusso di poter rallentare davvero e di vivere lentamente”, come racconta Pierfilippo Spoto di Val di Kam.
Dal 2018 mi occupo di narrazione e promozione del territorio. Mi piace intercettare e raccontare storie che diano valore al territorio.
Lavoro prendendomi il tempo di approfondire con calma, incontrare le persone, ascoltare le loro storie e dar loro voce.
Ho un debole per le tradizioni culturali che dialogano con il mondo dell’arte e dello spettacolo, a cui ho dedicato i miei studi.
Sebbene siano conosciuti anche come “archi di pane“, gli archi di Pasqua sono un’opera d’arte effimera e collettiva, simbolo di un’identità comunitaria. Sono composti da diverse strutture architettoniche come chiese, cupole e volte, che vengono decorate con mosaici, quadri e nimpe (lampadari stilizzati). Dalla metà del Settecento, le due confraternite dei Signurara (devoti al Signore) e dei Madunnara (devoti alla Madonna) trasformano il corso di San Biagio Platani in una cattedrale a cielo aperto, una soglia simbolica dove il Cristo risorto, che giunge da est, incontra la Madonna, che arriva da ovest.
Crediti: Roberta Insinna – Siciliaincanta_
Foto di: Roberta Insinna – Siciliaincanta_
Crediti: Roberta Insinna – Siciliaincanta_
Come vengono realizzati gli archi di Pasqua
Il momento che unisce davvero la comunità si manifesta nei mesi precedenti, all’interno dei magazzini del paese, dove la comunità lavora in gran segreto. Carmelo Navarra è artista, ceramista e memoria storica dell’evento, che a soli 13 anni ha rivoluzionato il mondo degli archi di Pasqua introducendo l’utilizzo di materie prime già colorate in natura come cereali, legumi e semi in sostituzione del riso che veniva colorato. Durante il nostro incontro ha raccontato che “i magazzini sono laboratori aperti dove la sapienza di tutti è messa a disposizione della realizzazione degli archi”.
Ciascuno mette a disposizione il proprio tempo e il proprio saper fare. C’è Loredana, de Il Giardino di Loredana, che lavora i fiori in collant. Sabrina del panificio I Frutti del Grano prepara cuddure (sculture di pane a forma di angeli, colombe, campane e altri oggetti sacri). Rosalia della Pasticceria Palumbo impasta e decora pasticciotti pasquali. C’è chi, dopo il lavoro nei campi, si dedica a saldare e a lavorare il ferro; c’è l’artista che disegna i bozzetti e ci sono i bambini dediti alle decorazioni più semplici. Gli archi di Pasqua vengono, quindi, realizzati in grano, cereali, legumi, datteri e semi che vengono scelti per i loro colori naturali e per le texture.
Quanto durano gli archi di Pasqua a San Biagio Platani?
Gli archi di Pasqua a San Biagio Platani sono visitabili dal 5 aprile al 3 maggio 2026: come consuetudine, infatti, verranno esposti dal giorno di Pasqua per circa un mese.
Cosa c’è da visitare a San Biagio Platani?
Chi si chiede cosa c’è da visitare a San Biagio Platani deve sapere che, se la Pasqua è il momento in cui prende vita quest’opera d’arte effimera, il resto dell’anno a San Biagio Platani è fatto di sostanza, accoglienza e territorio. Per chi desidera scoprire la bellezza degli archi di San Biagio Platani fuori stagione, la prima tappa è sicuramente il Museo degli Archi di Pasqua, che ripercorre e custodisce il lavoro degli anni precedenti.
Ma il borgo si scopre soprattutto all’aria aperta. Grazie all’esperienza e alla conoscenza della zona di Val di Kam, si esplora il territorio dei Sicani in modo lento e sostenibile, attraverso escursioni a piedi o itinerari in e-bike che collegano il centro di San Biagio Platani alle campagne nei dintorni.
Ed è proprio in questi paesaggi agricoli che la scoperta di questo territorio diventa incontro. Lungo le strade si incontrano, infatti, aziende agricole come quella di Cinzia e Davide, Le Meraviglie del Platani, che custodiscono e lavorano le materie prime come pistacchi e mandorle. Ma ci sono anche strutture di accoglienza come l’agriturismo di Eliana e Filippo che propongono un’esperienza di alloggio a km zero, dove si può dormire in una struttura immersa in un aranceto facendo colazione con prodotti locali.
Non dimentichiamo, poi, le installazioni artistiche, i laboratori e le attività di vario genere che vengono proposte ai visitatori nell’arco di tutto l’anno e che costituiscono, anch’esse, un grande valore aggiunto per San Biagio Platani.
Gli archi di Pasqua a San Biagio Platani sono un fatto identitario, ma soprattutto comunitario
Visitare San Biagio Platani significa anche entrare al bar nel corso del paese e chiacchierare con chi ancora è in grado di sapersi annoiare, farsi raccontare parte della propria storia, delle proprie radici e del proprio vivere. Significa toccare con mano quel lusso del “prendersela comoda” che ancora scandisce il tempo di chi vive questi borghi, incarnando quel concetto di “vita lenta” – spesso abusato -, ma che qui trova una delle sue espressioni più immediate, pro e contro compresi.
Come abbiamo visto, non si può parlare di San Biagio Platani senza citare anche gli archi di Pasqua. Questi sono fortemente legati all’identità del borgo e, come ha sottolineato Carmelo Navarra durante la nostra chiacchierata, “gli archi sono un’opera d’arte collettiva: pensata e condivisa dalla comunità”.
D’altronde, cosa può spingere un’intera comunità a riunirsi per mesi nei magazzini, dopo un’intera giornata di lavoro, ogni sera fino a notte fonda, se non il desiderio radicato di sentirsi parte di un progetto collettivo, sentito e condiviso?
Questo articolo è stato sponsorizzato dal Comune di San Biagio Platani nell’ambito del progetto “RigenerAzioni Archi di Piano 2030”, finanziato dal PNRR – Ministero della Cultura (Investimento 2.1 “Attrattività dei Borghi Storici”) – CUP J29I22000110006. Le opinioni rimangono sempre personali.
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