Madiba, come la giraffa ospite del Leo Wild Park in Umbria. Se è vero che ogni grande storia nasce da un segno premonitore, per Massimiliano Marzi e Jessica Masi l’incontro con la giraffa Madiba è stato, senza ombra di dubbio, quel segnale. Infatti, nel 2021, durante un periodo di transizione e di scelte importanti, hanno visitato insieme ai due figli, Leone e Olivia, questo parco, un luogo dove gli animali salvati da situazioni difficili vivono in libertà in una vallata incontaminata.
Lì hanno conosciuto la giraffa Madiba ed è stato un incontro importante, uno di quelli che cambiano le traiettorie di vita. La sua eleganza, la sua storia di recupero e la sua pacifica presenza hanno colpito Massimiliano e Jessica, e subito hanno deciso che non appena avrebbero aperto il loro b&b, il nome sarebbe stato proprio quello della giraffa appena conosciuta. Residenza Madiba a Firenze non è solo un omaggio a quell’animale e a quel fortunato incontro, ma anche un richiamo alla capacità di rinascere, anche dopo periodi complicati, trasformando uno spazio di lavoro (quello che era lo studio dei genitori di Massimiliano) in uno spazio di vita.

Un sogno condiviso e tanta voglia di sporcarsi le mani
Massimiliano e Jessica sono una coppia nella vita da una quindicina d’anni: lui ha studiato economia, ma ha praticamente sempre lavorato nell’accoglienza e ha sempre avuto il sogno di aprire una struttura ricettiva e fare accoglienza. Inoltre, essendo anche cuoco, è proprio lui che si occupa delle colazioni preparandole in modo espresso ogni mattina per i propri ospiti. Jessica, invece, è stata una giocatrice professionista di pallanuoto, ha viaggiato molto grazie allo sport e ha potuto notare, da ospite, tantissimi dettagli nel modo di fare accoglienza nelle varie strutture ricettive in cui è stata. Questo, unito al suo senso estetico e alla passione per la moda e il design, le ha permesso di capire cosa le piacesse e cosa no, elementi che poi ha riportato nel progetto di accoglienza insieme a Massimiliano, abbracciandone completamente il sogno.
Insieme, infatti, hanno preso in mano questi spazi all’interno di un palazzo dell’Ottocento in via Bufalini a Firenze, trasformando quello che per anni era stato lo studio professionale dei genitori di Massimiliano in un progetto di accoglienza ricettiva, un b&b a Firenze. Non hanno chiamato architetti né arredatori d’interni; hanno preferito sporcarsi le mani di calce, vernice e polvere. Hanno progettato gli spazi centimetro per centimetro, seguendo un istinto estetico che privilegia il “pezzo ritrovato” rispetto al “pezzo acquistato”.
Dagli arredi di famiglia ai mercatini d’antiquariato
Ogni pezzo di arredo è stato scelto per la sua capacità di evocare un ricordo o una sensazione. Non sono semplicemente oggetti belli, sono bei pezzi che raccontano una storia. Sono stati a lungo ricercati oppure trovati in giro per mercatini o, altrettanto spesso, presi durante i viaggi perché avevano colpito la loro attenzione. Altri ancora raccontano di radici familiari, come il grande tavolo in legno nella sala colazione che era la scrivania di lavoro del padre, e di recuperi affettivi, come le sedie e i tavolini che punteggiano la sala colazione e che arrivano dal giardino della zia, portando con sé i ricordi di pomeriggi lenti.
In questo senso, la scelta degli arredi è un atto di amore e pazienza. Non c’è nulla di posticcio o buttato a caso. È tutto frutto di un grande lavoro di recupero e selezione, guidato unicamente dal senso estetico di Jessica e Massimiliano.
La convivialità come manifesto
Se l’arredo colpisce l’occhio, la convivialità e l’accoglienza colpiscono il cuore. In un momento storico in cui il contatto umano è ridotto quasi a zero, Massimiliano e Jessica hanno fatto una scelta quasi rivoluzionaria: rimettere al centro la chiacchiera, il confronto, lo sguardo.
Questa convivialità si concentra soprattutto durante il momento della colazione, che Massimiliano prepara come fosse un atto d’amore, dopo che ciascun ospite, la sera prima, ha segnato sulla lavagna appesa in corridoio e recuperata anch’essa da un’aula scolastica, cosa desidera per la mattina successiva.
E quando gli ospiti si ritrovano seduti per colazione, inizia la magia della convivialità. Non ci sono sedute separate che isolano le persone. Ci si siede insieme, ci si guarda negli occhi e si incastrano le rotte: chi arriva dall’emisfero nord e chi da quello sud, chi è più timido ascolta in silenzio, mentre chi è più espansivo non si lascia scappare l’occasione di incrociare un pezzo di vita con lo sconosciuto seduto di fronte.
La gestione familiare privilegia il rapporto umano
La gestione di Residenza Madiba è familiare. Ci sono solo Massimiliano e Jessica (supportati da un aiuto per le pulizie). Questo significa che il rapporto è interamente personale, empatico, quasi intimo. La loro vita privata si intreccia con quella della residenza in modo naturale.
Capita spesso che nel fine settimana spuntino i piccoli Leone e Olivia. La loro domanda, “Mamma, andiamo dal babbo a fare colazione?”, racconta tutto ciò che c’è da sapere su questo posto. Vedere i bambini seduti al grande tavolo, tra una viaggiatrice cinese e una coppia in luna di miele, restituisce al centro di Firenze la dimensione di “casa”. È la prova che l’ospitalità può ancora essere un fatto di famiglia.
Un presidio di umanità: ecco cos’è Residenza Madiba a Firenze
Le sei camere, ispirate ai colori e alle atmosfere della foresta tropicale, sono un rifugio cittadino dove trovare pace e tranquillità. Infatti, nonostante la posizione centrale nel cuore di Firenze, una volta chiuso il portone d’ingresso, il frastuono svanisce.
Residenza Madiba a Firenze è un luogo che profuma di caffè appena fatto e di chiacchiere condivise davanti a una cucina aperta. In un panorama cittadino che rischia di trasformare Firenze in un museo a cielo aperto senza abitanti, Massimiliano e Jessica hanno creato un presidio di umanità. Hanno dimostrato che si può fare accoglienza restando fedeli a se stessi, celebrando il recupero e, soprattutto, ricordandoci che il viaggio più bello è quello che ci porta a sederci allo stesso tavolo con degli sconosciuti per scoprire che, in fondo, non lo siamo poi così tanto.
Non c’è fretta di iniziare il tour dei musei o di scendere in strada per visitare Firenze. Il consiglio è di prendersi quei dieci minuti in più al mattino per chiedere a Jessica la storia dell’ultimo specchio scovato in un mercatino o farsi raccontare la torta del giorno da Massimiliano. È in questi frammenti di quotidianità che si trova il vero lusso di un soggiorno fiorentino.
Questo articolo è sponsorizzato da Residenza Madiba. Tutte le opinioni rimangono, comunque, personali.




















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