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I borghi di Castiglione della Pescaia: Tirli e Vetulonia tra gusto e storia

Gen 22, 2026 | grosseto, TOSCANA

Chi pensa che il fascino di Castiglione della Pescaia si esaurisca lungo la sua costa dovrà ricredersi e dovrà farlo salendo un po’ più su, dove il profumo della salsedine lascia il posto a quello del lentisco e dell’alloro. Se vogliamo parlare di quali sono i paesi vicini a Castiglione della Pescaia dove si respira questo profumo, la risposta è nelle sue tre frazioni collinari.

Come avevo già raccontato nella mia guida su cosa vedere a Castiglione della Pescaia, il territorio offre attività ed esperienze che vanno ben oltre il mare. Sebbene vengano chiamati generalmente “borghi”, è più corretto parlare di frazioni: piccoli villaggi sospesi nel tempo con meno di 300 abitanti ciascuno, adagiati sulle colline della Maremma Grossetana. In meno di 20 minuti d’auto dal porto di Castiglione, ci si ritrova immersi nell’atmosfera autentica di Tirli, Vetulonia e Buriano.

Qui il paesaggio è un confine netto tra il cielo e la macchia, una caratteristica che descrive perfettamente l’identità di chi abita queste colline:

tra la linea di terra e l’azzurro del cielo non c’era niente che somigliasse a una scala o a un’ascesa, e così i maremmani si dimenticavano del firmamento e facevano i mestieri della terra: boscaioli, pinottolai o cacciatori di cervi, cinghiali e lepri.” (Dal volume In Italia con Italo Calvino, Giulio Perrone Editore)

Vista panoramica di dolci colline e valli sotto un cielo nuvoloso all'alba. Rari alberi incorniciano il primo piano, creando un'atmosfera serena e tranquilla.
Ciao, sono Giulia Maio

Mi occupo di progetti di narrazione territoriale dal 2018. Mi piace intercettare storie per raccontare il territorio con calma: credo che siano il vero valore aggiunto. Sono nata e cresciuta a Firenze: andare alla scoperta della Toscana più autentica è il fulcro di ciò che faccio.

Questo che stai per leggere è il secondo appuntamento di una rubrica annuale sponsorizzata da Maremma Experience per raccontare il territorio di Castiglione della Pescaia e dintorni nell’arco delle quattro stagioni, con racconti, storie, suggerimenti e consigli.

Una giovane donna con un top nero e una gonna rosa è in piedi contro un muro di mattoni, con edifici storici e un cielo azzurro brillante sullo sfondo, che trasmettono un'atmosfera serena.

Tirli e Vetulonia, due fiori all’occhiello per scoprire la gastronomia e la cultura locale

Questi borghi vicino a Castiglione della Pescaia rappresentano la duplice anima del territorio. In questo articolo attraverseremo i boschi che circondano Tirli e percorreremo le strade etrusche di Vetulonia, scoprendo l’anima selvaggia e godereccia di Tirli e poi quella etrusca e colta di Vetulonia. Se sei alla ricerca di borghi vicino a Grosseto che sappiano nutrire l’anima e il corpo, stiamo per salire in quota, dove la vista sul mare diventa un orizzonte infinito.

E mentre si sale, bisogna tendere l’orecchio verso Buriano: una leggenda, infatti, dice che la sua campana un tempo avesse il potere di allontanare le tempeste e che i suoi rintocchi magici siano legati alla protezione di San Guglielmo.

Paesaggio suggestivo con dolci colline verde scuro in primo piano, ampie pianure e un mare scintillante sullo sfondo, sotto un cielo nuvoloso e coperto.

Vetulonia, una delle 12 capitali etrusche

Difficile immaginare che Vetulonia, borgo silenzioso che oggi conta circa 200 abitanti, sia stata una delle dodici potenti capitali della dodecapoli etrusca, una metropoli che ospitò oltre 20.000 persone.

Per secoli, la sua esatta ubicazione è stata un mistero. Si sapeva che era una città immensa, affacciata sul Lago Prile (l’antico braccio di mare che collegava l’entroterra alla costa), e che aveva donato a Roma i suoi simboli di potere, i celebri insignia imperii (come i fasci littori, l’ascia e la toga). Eppure, Vetulonia sembrava svanita nel nulla, tanto che il borgo aveva preso il nome di “Colonna di Buriano”. Molti, infatti, si chiedono: qual è il significato di Vetulonia? Il nome deriva dall’etrusco Vatluna (o Vatl), che pare riferirsi alla posizione dominante della città o, secondo altre interpretazioni, al concetto di “città del popolo di Vatl”.

La svolta arrivò nel 1880 grazie a Isidoro Falchi, un medico con la passione per l’archeologia. Grazie alla sua caparbietà, nel 1888 un regio decreto restituì ufficialmente al paese il suo nome originario. Oggi, quella gloria millenaria rivive nel Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi”. Il museo non è solo un custode del passato, ma è orientato al futuro: ogni anno, infatti, organizza una mostra temporanea di alto profilo che crea un ponte tra l’anima etrusca di Vetulonia e i linguaggi dell’arte contemporanea.

La visita non si esaurisce al museo perché è possibile anche vedere gli scavi archeologici di Vetulonia, perfettamente fruibili. Passeggiare lungo la via sacra, tra i resti dei quartieri abitativi e le imponenti tombe monumentali come la celeberrima “Tomba del Duce” (così chiamata per il ricco corredo di armi e oggetti di prestigio ritrovati) permette di toccare con mano la grandezza della civiltà etrusca che ha segnato le radici di questa terra.

Una mappa dettagliata su un muro di pietra raffigura "Vetulonia" e "Roselle", con verdi e blu vivaci che rappresentano la terra e l'acqua. Il titolo "Antico Lago Prile" è in basso. Il muro rustico aggiunge un tocco storico.
Su una superficie di vetro sono esposte tre antiche sculture in terracotta raffiguranti teste umane, numerate 17 e 18. La scena emana un tono storico e solenne.
Galleria museale con luci soffuse, che espone reperti antichi in teche di vetro contro pareti beige. Due sedie grigie sono disposte su un pavimento piastrellato lucido.
Una collezione di piccole statuette antiche in bronzo, esposte su piedistalli trasparenti. Le figure variano nelle pose, trasmettendo un'atmosfera storica e artistica.

Tirli, “cuore” della gastronomia maremmana

Arrampicata tra fitti boschi di castagni e lecci, questa piccola frazione è il cuore pulsante della cucina maremmana più autentica, quella che resta fedele alle proprie radici.

L’identità di Tirli è fortemente legata alla terra. Passeggiando nei dintorni del paese, non è raro incontrare chi raccoglie cicoria selvatica, alloro e ortica: sono le piante alimurgiche, erbe spontanee e commestibili che qui diventano protagoniste della cucina.

Il re indiscusso di queste tavole rimane il cinghiale, preparato secondo la tradizione che ogni famiglia della zona ha custodito e tramandato di generazione in generazione, contribuendo a creare un’identità culturale legata indissolubilmente al territorio. Infatti, ciò che rende Tirli un punto di riferimento della gastronomia maremmana è la custodia dei saperi, come l’arte della pasta fresca fatta in casa.

È proprio attraverso gesti come questo che:

il cibo consente di rievocare il passato, di idealizzarlo, di mantenere vive le radici. E, ricetta dopo ricetta, le memorie preservano le identità nazionali e rafforzano le comunità. Infatti, quando ci mettiamo a tavola con altre persone (…) stiamo costruendo pezzetti della nostra identità.” (da Sugo, di Mariachiara Montera, Blackie Edizioni)

Una persona con guanti neri rompe le uova in un mucchietto di farina su una superficie di legno, preparando l'impasto. In primo piano c'è un cartone vuoto per le uova.

Preparazione della pasta fresca al ristorante Il Cacciatore

Persona che usa una macchina per la pasta per stendere la pasta fresca, con le mani coperte da guanti neri. Una ciotola di farina è lì vicino, creando una scena culinaria focalizzata.

La pasta fresca viene tirata

Una persona con i guanti neri sigilla con una forchetta i tortelli freschi su un tagliere. Nelle vicinanze, una grande ciotola con il ripieno e gli utensili, trasmette un senso di attività culinaria.

Chiusura dei tortelli fatti in casa

Mani in guanti neri tagliano la pasta con un coltello su una tavola di legno, sopra una tovaglia a quadretti, a suggerire una cucina casalinga e una preparazione accurata.

Taglio delle tagliatelle all’uovo

Cosa vedere a Tirli

Il modo migliore per scoprire Tirli è lasciarsi guidare dal ritmo lento dei suoi abitanti. Il centro storico è un piccolo labirinto di pietra dove spiccano gli archi caratteristici, che incorniciano scorci di una Maremma d’altri tempi. La piazza principale, Piazza del Popolo, è il cuore della vita sociale e luogo perfetto per entrare nelle dinamiche del paese.

Il punto di riferimento architettonico è senza dubbio la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo. Fondata nel XVII secolo, colpisce per la sua semplicità tipicamente maremmana, ma nasconde al suo interno le preziose reliquie di San Guglielmo (patrono di Castiglione) e un’atmosfera di grande devozione (seppur al momento sia sotto restauro). Questa visita è un’occasione per scoprire la leggenda di San Guglielmo: si narra, infatti, che Guglielmo di Malavalle, un nobile dissoluto e violento, dopo la conversione, sia divenuto eremita in questa zona della Maremma. Pare che qui abbia ucciso un drago con il solo bastone e che poi si sia dedicato a una vita di penitenza e miracoli.

Tuttavia, c’è un luogo appena fuori dal centro che porta con sé un fascino mistico: l’Eremo di Sant’Anna a Tirli. Immerso nel verde dei castagneti, questo santuario è situato in un’area amata dai ciclisti ma facilmente accessibile a piedi ed è meta di pellegrinaggi legati a tradizioni antiche. L’Eremo è conosciuto per i miracoli legati alla fertilità: ancora oggi, infatti, alcune donne vi si recano in preghiera per chiedere la grazia di un figlio, mantenendo vivo un legame indissolubile tra fede, natura e speranza.

Stretto vicolo acciottolato in un pittoresco villaggio, fiancheggiato da case in pietra con persiane verdi e piante in vaso. Un fascino rustico e accogliente permea l'atmosfera.
Uno stretto vicolo con un arco in pietra, muri rustici e persiane verdi. Una piccola auto è parcheggiata su una strada acciottolata, creando un'atmosfera pittoresca e storica.
Vista di un vicolo stretto di un villaggio italiano con tetti in terracotta e persiane verdi, adagiato su una collina coperta di nebbia sotto un cielo coperto, che evoca serenità.
Una chiesa rustica con un alto campanile che si staglia contro un cielo nuvoloso, circondata da alberi verdi. L'atmosfera è tranquilla e silenziosa, con un'atmosfera storica.
Santuario in pietra con una statua religiosa dietro sbarre di metallo, ricoperto di edera e muschio. Trasmette un'atmosfera serena, nascosta e un po' segnata dal tempo.
Una cappella rustica in pietra con un tetto di tegole rosse e una vistosa croce bianca sopra l'ingresso, circondata da fitti alberi verdi sotto un cielo grigio.

Cosa fare a Tirli

Seguendo il richiamo della natura, Tirli offre percorsi che sembrano disegnati appositamente per rallentare, come il “Sentiero delle Fonti“, uno degli sentieri d’eccellenza del Progetto BETA (LaBoratorio Ecosostenibile di Tirli sulle piante Alimurgiche e sui prodotti del bosco e del cibo maremmano), che nasce per unire le bellezze paesaggistiche e storiche del comune di Castiglione della Pescaia, creando una simbiosi tra la costa e le colline.

La fruibilità di questa passeggiata è il frutto di una sinergia virtuosa tra l’Amministrazione Comunale e l’ASBUC (Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico), un comitato di esperti conoscitori locali dediti alla valorizzazione di Tirli. La collaborazione nasce, infatti, con l’obiettivo condiviso di tutelare e preservare l’inestimabile patrimonio naturale e culturale del borgo.

Lungo il cammino, immerse tra i castagni secolari, si incontrano le antiche fonti d’acqua (risalenti al 1908) che hanno rappresentato il cuore della vita rurale di Tirli. Erano i luoghi dove le donne andavano a lavare i panni e dove i boscaioli trovavano ristoro. Percorrendo questo sentiero e aguzzando la vista, si possono individuare anche, a seconda della stagione, le piante alimurgiche, ampiamente usate nella cucina locale.

Primo piano di felci e muschio verdeggianti sul suolo di una foresta. Le foglie variano di dimensioni, creando uno scenario naturale rilassante e strutturato.
Un cartello in legno con la scritta in italiano "Sentiero delle Fonti Storiche" è ubicato in mezzo a una fitta vegetazione verde, suggerendo un sentiero naturalistico storico.
Primo piano di foglie verdi con piccole gemme rotonde. Le foglie sono lucide, con venature visibili, e creano un'atmosfera lussureggiante e naturale. Il tono è calmo e sereno.
Vecchio abbeveratoio in pietra accanto a un sentiero sterrato in un bosco, circondato da rigogliosi alberi verdi. Il paesaggio è sereno e il cielo è leggermente nuvoloso.

Ma c’è un’altra esperienza sensoriale da vivere a Tirli: l’incontro con l’apicoltore Massimo Mancini. Nella sua azienda, Massimo organizza sessioni di apiterapia sensoriale. Sapevi, per esempio, che il ronzio delle api vibra a una frequenza che sfiora i 432 Hz? È la stessa frequenza delle onde del mare e viene considerata la “musica dell’universo”, capace di stimolare le onde cerebrali alfa e favorire un rilassamento profondo. Ascoltare questo suono polifonico, circondati dai due dolcissimi ciuchi amiatini (perfetti per attività con i bambini), agisce come un “rumore rosa” che cura l’umore e rilassa.

Un uomo con giacca mimetica e cappello marrone è in piedi davanti a una struttura in legno con i cartelli BeeNet, circondato dal verde. Appare rilassato e pensieroso.
Colorati alveari ammucchiati in un campo erboso, circondati da una vegetazione lussureggiante e da un cielo nuvoloso, evocano un'atmosfera serena e naturale.
Primo piano del muso di un asino, che mostra la sua morbida pelliccia marrone e bianca. L'asino sembra curioso, in piedi in un ambiente naturale cosparso di fieno.

Dove mangiare a Tirli: la mia esperienza al ristorante Il Cacciatore

Se Piazza del Popolo è il cuore sociale del borgo, il ristorante Il Cacciatore ne è il punto di riferimento gastronomico. La sua storia è un racconto di famiglia che inizia nel 1949 con la bisnonna Beppa, prosegue negli anni ’80 con la nonna Delfina e, dopo una parentesi di gestioni esterne, è tornata oggi nelle mani dei due giovani fratelli Nicholas e Thomas Chimenti.

Varcare la soglia di questo locale, che apre all’alba come bar per poi “trasformarsi” in ristorante a pranzo e cena, significa entrare in una casa maremmana. Questo non è solo un modo di dire: l’atmosfera che si respira è pervasa dal calore di una famiglia unita. Qui le dinamiche quotidiane diventano accoglienza per l’ospite, come la complicità tra i fratelli Nicholas e Thomas, che si esprime in un’intesa costante di coordinamento tra la cucina e la sala. Come mi ha raccontato Nicholas, il legame con le radici è viscerale: “È la cucina che mia nonna ha insegnato a mia mamma e che mia mamma sta portando avanti”. Ed è proprio mamma Monia, insieme a Thomas e alla cuoca Debora, a orchestrare la cucina, mentre in sala si destreggiano Nicholas e il babbo Alberto.

Questa atmosfera autentica e genuina rende Il Cacciatore un punto di riferimento tra i ristoranti di Tirli, e non solo, capace di attirare visitatori da tutta la regione e oltre: “La gente parte da Roma apposta per venire qui, da Firenze, da Livorno, e quando succedono queste cose capisci che stai lavorando bene”, racconta Nicholas. Ma, forse, la soddisfazione più grande resta il ruolo sociale del ristorante: “Tutti i giorni c’è gente del paese che è rimasta sola e viene a mangiare qui”.

Accogliente sala da pranzo con sedie in legno e tavoli apparecchiati con bicchieri e posate. Ghirlande natalizie adornano le pareti e tende rosse pendono dalla finestra. Un'illuminazione calda esalta l'atmosfera invitante.
Due uomini sorridenti in cucina, con indosso magliette nere e cappellini casual. Uno ha tatuaggi sul braccio. L'ambiente è caldo e accogliente.
Foto in bianco e nero di alberi incorniciate su una parete beige, adornate con ghirlande di lamé verdi e palline rosse, che creano un'atmosfera festosa.
Cosa mangiare al ristorante Il Cacciatore

Durante la mia visita ho avuto, letteralmente, il piacere di assaggiare questo legame profondo con il territorio. Ho assaggiato i Tortelli al ragù bianco nero di Maremma e le Tagliatelle al ragù di cinghiale, dove la pasta di Monia incontra il re del bosco. Una sorpresa molto gradita sono stati i piatti legati alle piante alimurgiche e alle tradizioni di famiglia, come la Cipolla ripiena (la cui ricetta rimane un segreto) e il celebre Fagottino del cacciatore.

Quest’ultima ricetta, a base di cinghiale magro, salvia, rosmarino e ginepro, è un vero omaggio alla macchia mediterranea, tanto da essere preparata e servita solo dalla cucina de Il Cacciatore ed essere citata ufficialmente nel volume dedicato alle erbe spontanee del territorio (Il borgo di Tirli, alla scoperta delle sue piante alimurgiche, edito Effigi). Il viaggio culinario si è concluso, poi, con il Cinghiale in bianco con le mele, un piatto tipico di Tirli che colpisce per delicatezza e sapore.

Un piatto di tagliatelle con un ricco e sostanzioso ragù al cinghiale. Una forchetta solleva una porzione vorticosa, esaltando il sapore sostanzioso e saporito del piatto.

Tagliatelle al ragù di cinghiale

Tortelli impiattati, ricoperti da un generoso strato di ragù bianco. Il piatto è servito su un piatto ovale rustico, che evoca un pasto caldo e sostanzioso.

Tortelli al ragù bianco nero di Maremma

Due pezzi di cinghiale cotto su un piatto di ceramica a righe, con una bottiglia di vino italiano e un bicchiere sullo sfondo, creano un'atmosfera rustica da pranzo.

Fagottino del Cacciatore

Primo piano di un piatto con una cipolla ripiena tagliata a metà, che rivela un ripieno saporito. La cipolla è glassata con una salsa saporita e caramellata.

Cipolla ripiena

Un piatto rustico con tenera carne di cinghiale e due mele gialle in salsa cremosa, servito su un piatto di ceramica screziata. Sullo sfondo, una caraffa di vino avvolta nella paglia.

Cinghiale in bianco con le mele

Dove mangiare vicino a Tirli: la mia esperienza al ristorante Ponti di Badia

In una posizione davvero strategica per chi desidera visitare i borghi di Castiglione della Pescaia, proprio nel punto d’incontro tra la strada che sale a Tirli e quella che conduce a Vetulonia, sorge l’Albergo Ristorante Ponti di Badia. Definirlo semplicemente un ristorante sarebbe riduttivo: è un presidio di memoria storica gestito oggi da Silvia Pieraccini insieme al marito Roberto e ai figli Gianmarco e Ginevra, la quinta generazione di questa storia familiare.

L’attività affonda le radici in un’epoca in cui questa zona era dominata dal Padule. Come ama ricordare Silvia, “Ponti di Badia è nato come un’oasi nel deserto, laddove non c’era niente”. Infatti, tutto ebbe inizio grazie alla sua bisnonna che, rimasta vedova con otto figli, ebbe il coraggio di aprire due stanze per offrire ristoro ai cacciatori in Padule. Questa eredità culturale è stata raccolta da Silvia nel suo prezioso libro “Il Padule di Castiglione della Pescaia e i Ponti di Badia” (Innocenti Editore), un’opera fondamentale per la valorizzazione della storia locale.

Mentre Silvia era impegnata a raccontarmi con passione queste storie, un ragazzo di un altro tavolo si è alzato con estrema naturalezza per andarsi a prendere olio e sale. Non è stata una mancanza di servizio, ma un gesto spontaneo nato dal sentirsi profondamente a proprio agio; Silvia era rapita dal racconto e l’ospite, sentendosi letteralmente “a casa”, ha partecipato alla convivialità del momento con una libertà che si trova solo quando si è a proprio agio.

Una donna con lunghi capelli scuri e occhiali in testa è seduta a un tavolo. Indossa una sciarpa e gesticola, con aria impegnata. Sullo sfondo c'è una finestra.
Accogliente ristorante con pareti in mattoni e dipinti incorniciati. Sedie in legno circondano tavoli apparecchiati con tovaglie bianche e bicchieri.
Copertina di un libro intitolato "Il Padule di Castiglione della Pescaia e i Ponti di Badia" con il dipinto di un uomo in maglione rosso con un fucile, sullo sfondo di un paesaggio pastorale.
Cosa mangiare al ristorante Ponti di Badia

Il mio viaggio nel gusto è iniziato con l’Antipasto goloso: salumi di cinta e di cinghiale, verdure sott’olio fatte in casa e formaggi locali. Ma è con l’Acquacotta maremmana che si tocca con mano la tradizione: una zuppa di verdure, pane raffermo e uovo, un tempo piatto povero e sostanzioso dei butteri. E per non lasciarmi sfuggire la pasta fresca, ho preso anche i Maccheroni tirati a mano con ragù di cinta.

Inoltre, volendo fermarsi più a lungo per assaporare con calma il ritmo lento di queste terre, è importante segnalare che Ponti di Badia è anche un albergo. Infatti, scegliere di soggiornare qui significa optare per una posizione strategica d’eccellenza. È, infatti, un’ottima soluzione per chi vuole dormire vicino a Castiglione della Pescaia e raggiungere in pochi minuti sia Tirli che Vetulonia.

Un piatto bianco contiene maccheroni al ragù di cinghiale, mescolata a una salsa al burro. Il piatto è disposto invitante sul tavolo, trasmettendo un'atmosfera calda e casalinga.

Maccheroni al ragù di cinta

Ciotola di zuppa con verdure a foglia verde, un uovo cremoso e una fetta di pane tostato imburrato; trasmette calore e conforto con un cucchiaio d'argento in vista.

Acquacotta maremmana

Primo piano di un cucchiaio che contiene un cremoso tiramisù guarnito con cacao in polvere, che lascia intravedere strati di dessert in una tazza di vetro, adagiata su un tovagliolo blu.

Tiramisù fatto in casa

Una camera da letto accogliente con pareti a righe beige, un armadio e tende trasparenti marroni sopra una finestra. Un letto con una coperta azzurra è accanto a una piccola lampada.

Tradizioni popolari di Tirli

C’è un momento dell’anno in cui la comunità di Tirli si riunisce per un evento che è perfetta espressione delle tradizioni popolari locali. Se ti stai chiedendo cosa fare in Maremma a gennaio, l’appuntamento è per la sera del 5 gennaio, ancora in Piazza del Popolo.

Un'accogliente scena notturna in una piazza illuminata da lanterne. Le persone si radunano intorno a un fuoco sotto le luci scintillanti, creando un'atmosfera calda e festosa.
L’arrivo della Befana col Befano e il ciuco

Grazie all’impegno della Pro Loco di Tirli, avviene un evento speciale, atteso da tutti, specialmente dai più piccoli: l’arrivo della Befana. Ma su questa collina la simpatica nonnina non viaggia da sola: è accompagnata dal Befano e da un ciuco, simbolo di quella civiltà contadina che qui ha radici profonde.

L’atmosfera che si respira in piazza è quella di una grande famiglia allargata. Mentre i bambini aspettano con il fiato sospeso la consegna delle calze e dei regali, l’aria si riempie del profumo delle caldarroste e dei biscotti fatti in casa, preparati dalle donne del paese. Tra i banchetti e gli stand gastronomici allestiti per l’occasione, gli adulti si ritrovano per un brindisi e quattro chiacchiere, trasformando l’attesa in un rito di comunità. È un’occasione unica per vivere il folklore locale, dove la semplicità di un asino e il calore della gente raccontano l’identità di questo borgo.

Scena di strada con persone in abiti invernali, circondate da luci festive e paglia. Un bambino porge una borsa a una figura in costume con uno scialle colorato. Atmosfera gioiosa.
Un uomo con un cappotto blu navy tiene in mano un microfono e si rivolge a una folla festante. Le persone sono avvolte in coperte colorate. L'ambiente è rustico, con mattoni a vista e cavi.
Una scena festosa con persone che indossano coperte colorate e fantasia. Una persona parla al microfono. L'atmosfera è vivace e calorosa.
Un gruppo di persone si riunisce calorosamente attorno a un falò scoppiettante in una strada acciottolata scarsamente illuminata di notte. Sopra di loro pendono lucine natalizie.
Un'accogliente scena notturna di una trattoria in pietra, il "Leccio Moro Bar", con gente radunata all'aperto. Le luci calde e le decorazioni sospese creano un'atmosfera vivace.
Una persona con una giacca mimetica e un cappello si china su una cassa nera di notte, riempiendo un contenitore bianco con un mestolo su una strada acciottolata scarsamente illuminata.
Il gioco di Palla eh

Un’altra tradizione di queste colline è il gioco di Palla Eh, un antico gioco di strada che anima Tirli a luglio e Vetulonia ad agosto. Le piazze dei due borghi si trasformano in veri e propri campi da gioco, dove i confini sono dettati dall’architettura stessa: non è raro, infatti, veder colpire la palla persino dalle terrazze delle case.

Due squadre si sfidano utilizzando una piccola palla realizzata a mano, con un’anima di piombo rivestita di pelle. Il punteggio ricorda quello del tennis ed è una competizione sentitissima, che lega Tirli ad altri comuni della Maremma e del Senese, custodi di un patrimonio sportivo e sociale che si tramanda di generazione in generazione tra le grida dei giocatori e il tifo dei vicoli.

Tramonto su un paesaggio collinare con alberi che si stagliano. Il cielo sfuma in calde tonalità dorate e pochi rami spogli incorniciano la scena. Atmosfera tranquilla.

Ecco perché visitare Tirli e Vetulonia in bassa stagione, seguire i ritmi lenti dell’inverno e lasciarsi conquistare dalla gastronomia e dalla cultura dei borghi di Castiglione della Pescaia

Questo viaggio insieme al Consorzio Maremma Experience tra Tirli e Vetulonia ci racconta che il fascino di Castiglione della Pescaia non va in vacanza con la fine dell’estate. Al contrario, questo territorio si rivela un tesoro da scoprire tutto l’anno, capace di offrire esperienze profonde proprio quando la folla dei mesi caldi si dirada.

Visitare queste colline in bassa stagione, magari proprio a gennaio per lasciarsi coinvolgere dall’arrivo della Befana in piazza, significa cogliere l’essenza più intima della Maremma. Che sia per una passeggiata tra gli scavi etruschi o per un piatto di tagliatelle al cinghiale, ogni momento è quello giusto per andare alla scoperta dei borghi di Castiglione della Pescaia, specialmente se il sole di agosto non splende alto nel cielo.

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