Perché, alla fine, questo 2020 non è tutto da dimenticare (e cosa voglio dal 2021)

Siamo nuovamente alla fine di un altro anno, e io sono seduta sul letto, con la schiena appoggiata al muro (ultimamente è la mia postazione lavoro preferita e più produttiva) a scrivere questo articolo, che ormai è un’abitudine che ho preso negli ultimi 3 anni.

Ma quest’anno credo che farò una cosa diversa rispetto ai precedenti perché sì, mi annoio, mi annoio in modo tremendamente facile, quindi non farò un’analisi schematica come i precedenti anni cui analizzavo il 2018 e il 2019 in modo personale e professionale.

Farò una cosa diversa. Scriverò. Scriverò tutto quello che mi passa per la testa perché è tanto che non lo faccio e credo di averne bisogno. 

Mi siedo, ragiono, rifletto, rivivo l’anno che sta per chiudersi e metto gli obiettivi per il prossimo. Punto la luce su quelle che sono state, forse, le sliding doors di questo mio 2020, e ripensando adesso a certe cose mi sembra assurdo. Assurdo perché sembra siano passati anni quando invece sono solo una manciata di mesi. Assurdo perché rivedendomi da fuori, a volte non mi riconosco. Assurdo perché la vita è assurda e, come diceva giustamente Forrest Gump,

la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita.

Quest’anno poi è stato ancora più imprevedibile che mai. Roba che nessuno si poteva immaginare.

E ricordo anche me stessa in questo flash di fine febbraio, mentre ero seduta all’autostazione dei pullman a Roma Tiburtina che aspettavo appunto il mio pullman per tornare a casa dopo aver trascorso un weekend con Olly in cerca della carbonara perfetta e inseguendo tramonti. Ricordo mia sorella che mi chiama per sapere come andava e mi diceva che erano saltati fuori i primi casi in Italia di questo virus che veniva da lontano.

Poi il resto sappiamo tutti benissimo come sia andato.

Però adesso sono qui, in questa mattina del 29 dicembre, a una manciata di giorni dal 2021 a pensare a quello che è stato, e la prima cosa che mi viene in mente, dopotutto, è che questo 2020, alla fine, non è tutto da dimenticare. 

ragazza sorridente illuminata dal sole

Perché questo 2020 non è tutto da dimenticare

Gennaio. Gennaio è il mese in cui tutto per me è febbricitante, perché c’è l’adrenalina dei nuovi inizi, delle nuove promesse, dei nuovi obiettivi. A gennaio ho lanciato il mio podcast Parliamone tra amici che ha concluso la prima stagione ad ottobre raggiungendo dei risultati che nemmeno immaginavo!

E infatti, spinta dall’entusiasmo per questi piccoli traguardi raggiunti, sto lavorando adesso alla seconda stagione di Parliamone tra amici, che sarà online da martedì 5 gennaio 2021.

E gennaio è anche il mese in cui sono volata alle Bahamas con mia sorella, mio fratello e mio cugino. Dopo anni ci siamo presi del tempo per stare di nuovo insieme, ed è stato un bellissimo regalo. Credo che alle Bahamas si siano ricuciti diversi fili.

Febbraio. Credo che l’highlight di febbraio sia il mio weekend da Olly, tra Roma, Latina e Sperlonga, dove abbiamo mangiato carbonare, rincorso tramonti e fatto colazione in riva al mare.

Marzo. Marzo equivale a quarantena. L’idea di ritrovarci chiusi in casa, con le nostre libertà personali limitate è stata una bella botta per tutti, per non dire peggio. Abbiamo dovuto fare i conti con la situazione e abbiamo dovuto rimettere le carte in tavola per capire come affrontare quel periodo.

Aprile. Aprile, la Pasqua chiusi in casa, le belle giornate primaverili, le passeggiate nel bosco con Junior, il sole che ho preso in giardino e io che contavo i giorni fino al momento in cui sarei potuta tornare in Sardegna.

Maggio. A maggio, con molta calma siamo tornati ad una parvenza di normalità – o presunta tale. L’idea che tutto possa ricominciare, e capire cosa sia la resilienza.

Giugno. A giugno ho preso il primo traghetto per la Sardegna e me ne sono scappata nel mio posto felice nel mondo. Avevo bisogno di ricaricare le pile, di immergermi con la testa sott’acqua dove tutto è più leggero e ovattato.

Luglio. A luglio ho cominciato a girare come una trottola per la Toscana, lavorando con strutture sul territorio, per promuoverle e dare una piccola spinta alla mia città e alla mia regione. Ho fatto il bagno nella vasca termale di Bagni Vignoni, ho scoperto un giardino a Firenze sopra il piazzale Michelangelo che ha una vista pazzesca, ho dormito in appartamenti con delle viste sul Duomo e sulla Cupola da brividi, mi sono rilassata in piscina all’ombra di un pino in un agriturismo sulle colline.

Poi c’è stata Sharon che è tornata a Firenze per vedermi, e Erica mi ha raggiunta per il mio compleanno quando ci siamo fatte una passeggiate tra le viuzze di San Gimignano e poi ho trovato una sorpresa a casa ad aspettarmi. E poi sono andata di nuovo in Sardegna.

Agosto. Agosto è stato un mese strano perché normalmente sono sempre in Sardegna. Quest’anno invece l’ho trascorso a Firenze, continuando a girare come una pazza per promuovere la mia regione. Poi ci sono state videochiamate infinite, cose in cui mi sono buttata un pò a caso senza pensarci, c’è stata la pancia.

Poi è arrivato settembre. Settembre che per tutti significa fine dell’estate e rientro a lavoro, per me invece ha un altro significato. A settembre sono tornata nuovamente in Sardegna e non per la mia solita settimana di rigorosa solitudine che mi prendo da anni, una settimana che dedico completamente a me stessa. Quest’anno la settimana (che in realtà sono state due) è stata in compagnia. Due settimane che hanno avuto il sapore di quelle cose un pò fuori dal mondo reale. Ma non per questo meno intense.

A settembre c’è stato: il trekking a Cala Goloritzè, l’isola di Mortorio, il tramonto al faro di Capo Ferro da Cristina, il tramonto alla Nostra Signora del Monte, l’alba che vedevo dal letto, la sbornia per colpa dell’allorino, la luna che sale sul golfo di Cugnana mentre Lucio cantava.

E poi sono rientrata ufficialmente a casa per riprendere in mano il mio lavoro perché tre ragazze hanno deciso di riporre fiducia in me richiedendomi dei servizi che avevo presentato ad aprile in quarantena. E ho cominciato a lavorare con consulenze 1:1, mettendo a disposizione delle mie clienti tutto quello che ho imparato in questi anni.

Ottobre. Ad ottobre ci sono state giornate particolarmente intense. Ottobre per me significa Lucia che prende un aereo per venire da me, noi che andiamo in giro per la Toscana e poi per Firenze, io che le faccio fare il “tour delle 3 schiacciate di Firenze”, noi che ci facciamo foto in centro come due pazze, entrando e uscendo da negozi, locali e bar. Poi è arrivata Ross, la cena in quell’osteria fiorentina, noi tre che per la prima volta ci troviamo nella stessa città, senza km e km a dividerci. Noi che siamo noi, perché ci basta un “voi sapete”.

Poi c’è stato quel giovedì elettrico e pieno di energia, il brunch con le mie girls a Firenze, e una mattinata piena di gioia e sorrisi condivisa non solo con Luci e Ross, ma anche con Sharon, Erica, Noemi, Eleonora, e quella pazza di Olly che non mi aveva detto niente per farmi una sorpresa. Quella giornata è stata una delle più gratificanti di questo anno, senza alcun dubbio. E poi c’è stato il weekend successivo, con passeggiate notturne in piazza Duomo e sbornie da vino rosso.

Novembre. Novembre è iniziato bene ma con il fantasma di una nuova quarantena. Ho trascorso una manciata di giorni con Sharon, nella sua Tellaro, dove abbiamo mangiato la focaccia, fatto foto, mangiato ancora focaccia, sempre focaccia, e visitato Isola Santa, il piccolissimo borgo sulle Apuane dove Sharon è stata “attaccata” da un gatto in cerca di coccole.

E poi c’è stata la seconda quarantena, l’Italia a zone, e noi che qui in Toscana siamo passati dal giallo al rosso in meno di 5 giorni. Manco l’arcobaleno!

E infine dicembre. Io che aspettavo il momento in cui avrei potuto prendere nuovamente il traghetto per tornarmene in Sardegna di bassa stagione, per trascorrere delle giornate di lavoro in riva al mare, con la sabbia sotto i piedi e il sole in faccia mentre Junior gioca indisturbato poco più in là. Una favola, forse, perché tutto ciò non l’ho potuto ancora vivere.

E infine il Natale, questo momento dell’anno che non amo particolarmente, e che quest’anno è stato così diverso dal solito.

È stato un anno diverso, strano, e negativo sotto tantissimi punti di vista. Sarebbe facile dire che è stato un anno di merda, ma non sarebbe la verità, almeno non la verità completa. È stato difficile, è vero, ma dobbiamo allenarci a vedere il fiorellino in mezzo a tutta quella cacca – che poi, tra tutte le metafore che potevo usare, proprio quella della cacca e del fiorellino? Vabeh, ci siamo capite.

Cose che ho imparato nel 2020:

  • che le cose non vanno mai come immagini che vadano
  • che se si guarda bene e si cerca, si toglie la polvere, si sposta l’immondizia e si elimina il superfluo, qualcosa da salvare lo si trova sempre
  • che ho avuto Saturno contro negli ultimi 3 anni e che per questo si spiegano tante cose
  • che è arrivato il momento di agire, prendere in mano la situazione, alzare l’asticella e puntare in alto
  • che chi vuole esserci, c’è
  • che bisogna essere pronti a reagire, ri-pianificare, a rimettere tutto in tavola
  • che con il karma non si scherza

Libri letti per la #readingchallenge

  • 1. The Miracle Morning, di Hal Elrod
  • 2. Frida, vita di Frida Kahlo, di Hayden Herrera
  • 3. Accabadora, di Michela Murgia
  • 4. Coraggio!, di Gabriele Romagnoli
  • 5. Manuale per ragazze rivoluzionarie, di Giulia Blasi
  • 6. Donne che comprano fiori, di Vanessa Montfort
  • 7. Tu 6 un duro che fa soldi, di Jen Sincero
  • 8. Quando siete felici fateci caso, di Kurt Vonnegut
  • 9. Vita Liquida, di Bauman
  • 10. Solo bagaglio a mano, di Gabriele Romagnoli
  • 11. Chiamami col tuo nome, di André Aciman
  • 12. Curarsi con i libri, di E. Berthoud e S. Elderkin
  • 13. Gli amori difficili, di Italo Calvino
  • 14. Che tu sia per me il coltello, di David Grossman
  • 15. Il mestiere dello scrittore, di Murakami
  • 16. La vita inizia dove finisce il divano, di Veronica Benini
  • 17. Poesie d’amore e libertà, di Jacques Prévert
  • 18. Il codice dell’anima, di James Hillman
  • 19. Liberati della brava bambina, Otto storie per fiorire, di Maura Gancitano e Andrea Colamedici
  • 20. Le disobbedienti, di Elisabetta Rasy
  • 21. Come non scrivere, di Claudio Giunta
  • 22. Le donne erediteranno la Terra, di Aldo Cazzullo
  • 23. Manuale di autodistruzione, di Marian Donner
  • 24. Le figlie del barrio, di Arianna Lai
  • 25. Intelligenza emotiva, di Daniel Goleman
  • 26. Chirù, di Michela Murgia

Cosa voglio dal 2021

Tanto. Voglio prendermi tutto quello che desidero, tutto quello che ho aspettato e costruito piano piano negli anni. Gli anni scorsi facevo una distinzione tra sfera personale e sfera professionale individuando obiettivi ma forse in alcuni casi erano più intenzioni che obiettivi veri e propri – ogni obiettivo, si sa, per essere tale deve essere s.m.a.r.t., ovvero specific, measurable, achievable, relevant, time-based.

Quest’anno farò una vera e propria planning session seguendo una metodologia, di modo che non siano soltanto bei sogni o obiettivi buttati là senza sapere poi come fare per raggiungerli.

Per cui, per adesso mi fermo qui. 

Lunedì prossimo aggiornerò questo articolo coi miei obiettivi per il 2021, dopo aver fatto questa planning session!

Prima di allora però, vorrei chiudere questo articolo, che chiude anche ufficialmente il 2020 del blog, essendo l’ultimo dell’anno, con il mio auguro per te e per me stessa:

 

Come sempre, io brindo al coraggio.

Sii coraggiosa, coraggiosa abbastanza da andare oltre, abbastanza umile da non giudicare gli altri, ma gentile abbastanza con chi non conosci, viaggia tanto (più del 2020 sarà fin troppo facile!), balla di più e bevi del buon vino (o un buon allorino come me), sii curiosa e affamata.

Prenditi cura del tuo 2021, è lì per te e ci sarà a prescindere.

Sta a te trasformarlo in qualcosa di sensazionale.

Con affetto,

Giulia

 


Martedì 5 gennaio, ore 15:20. È arrivato il momento di aggiornare questo articolo e inserire i miei 4macro-obiettivi che ho individuato per questo 2021 grazie alla planning session che ho fatto in questi giorni.

  • continuare a fare crescere le views mensili di questo blog. Credo non si raggiunga mai una soglia di cui essere soddisfatti per poi fermarsi lì, si vuole sempre di più, si vuole crescere e andare oltre. Ed è quello che voglio anche io
  • far crescere la mia community Instagram. Non tanto per il gusto di veder crescere il numero ma per conoscere nuove persone, scambiarci opinioni, consigli ed esperienze, per dar loro quello che ho da offrire nel mio piccolo e aiutarle come posso
  • far crescere notevolmente le riproduzioni del mio podcast Parliamone tra amici. Quello che solo un anno fa era nato come un esperimento, un modo per mettermi alla prova, si è rivelato poi ben altro: uno strumento fondamentale del mio business per arrivare a nuovi ascoltatori, farmi conoscere e far conoscere la mia attività. Il tutto condito dal piacere personale di farmi delle belle chiacchierate con colleghe, amiche e leader del settore dalle quali c’è solo da imparare
  • lanciare il mio primo videocorso online! 

Direi che è il momento di mettersi al lavoro, non credi?

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