I diari mai scritti – Cuba, pt 4. Il calore di un popolo

Dopo quel periodo passato a Nueva Gerona siamo tornati sull’isola principale, a La Habana, dove nei giorni successivi ci siamo imbarcati per tornare in Italia.

Non è mistero che Cuba mi sia rimasta nel cuore. Lo so, in realtà ogni viaggio occupa un posto speciale nei miei ricordi, vuoi per un motivo, vuoi per un altro. Quando mi chiedono quale sia stato il mio viaggio “preferito”, è difficile scegliere per me, ma alla fine la risposta ce l’ho già: Cuba. E in particolar modo questo viaggio che ho appena raccontato (ero stata a Cuba già qualche anno prima, ma fu un viaggio completamente diverso).

E c’è un solo motivo per cui conosco la risposta, un solo motivo per cui ogni volta la scelta ricade su Cuba. Le persone, ecco il motivo. Durante questo viaggio sono entrata in contatto con diversi cubani, alcuni ci hanno accolto in casa loro facendoci sentire i benvenuti, altri ci hanno portato in giro per La Habana o per Nueva Gerona, altri ancora li abbiamo incontrati per caso, magari in spiaggia, magari ai baracchini di legno che gestivano dove noi ogni mattina andavamo a prendere la frutta per pranzo.

Insomma, diversi incontri fortuiti, nati per caso, e tutti nati decisamente sotto una buona stella.

Ogni persona incontrata durante quel viaggio mi ha lasciato una bella sensazione: ricordo l’accoglienza, il farti sentire sempre la benvenuta, il non farti sentire ospite invadente ma parte della famiglia, il darti tutto nonostante a volte avessero ben poco per sé. 

Ho incontrato tanti popoli durante i miei viaggi, ma quello cubano è quello che ricordo con maggiore affetto (non per questo gli altri siano ricordati in modo negativo, anzi). È che come spesso accade quando si tratta di sensazioni non c’è una spiegazione logica che spiega il perché. È così e basta.

Immergermi completamente nella loro cultura, vivere a stretto contatto con loro, farsi raccontare la loro storia, ascoltare la loro musica, semplicemente parlare con ciascuno di loro mi ha permesso di conoscere pienamente questo popolo e di rimanerne affascinata.

Ho un altro ricordo.

Ricordo che durante la nostra permanenza a Nueva Gerona un ragazzo incontrato forse in spiaggia chiese a mio fratello se avrebbe voluto tagliarsi i capelli – che ormai erano effettivamente cresciuti. Perché no? Questo ragazzo portò mio fratello da un amico barbiere che si occupò – senza volere nulla in cambio, del nuovo taglio.

Dare senza pretendere niente in cambio.

Potrò anche essere una sognatrice, ma credo che sia una delle forme più belle di amore che possano esistere.

bambino dal barbiere in esterno

Con questo capitolo si chiude il racconto dei diari mai scritti di Cuba.

Puoi recuperare qua sotto i capitoli precedenti:

 

Nei prossimi mesi continuerò a raccontare i diari mai scritti dei viaggi che ho fatto ante-blog, quando ancora tutto questo non esisteva, e racconterò nuovi popoli, nuove culture e nuovi ricordi.

 

 

Lascia un commento!