Una vita e mille carriere

È possibile avere una vita e mille carriere? 

Questa è una domanda che negli ultimi mesi mi sono posta più volte. All’inizio mi sembrava che la risposta potesse essere solo una, poi pian piano i confini inizialmente rigidi di questa opinione si sono ammorbiditi e sfuocati, aprendo la strada ad altre possibili risposte.

È una domanda che mi è balenata in testa più volte, man mano che nuovi progetti prendevano forma e chiedevano di essere liberati. Potevo occuparmi di scrittura di viaggio e al contempo avere un podcast? Potevo gestire i miei social e contemporaneamente dedicarmi alla fotografia?

Col passare del tempo ho sviluppato nuovi progetti che mi hanno portata ad aprire porte mai aperte, a muovermi su terreni inesplorati e a studiare discipline diverse tra loro. Mi sono confrontata anche con amiche e colleghe, Lucia, Rossella e Arianna, per capire se questa fosse solo una mia difficoltà, o se realmente anche loro avvertissero questa voglia di “libertà professionale”, chiamiamola così.

Tornando alla domanda iniziale, quello che direbbe la nostra società sarebbe un chiaro e secco no! Senza riserve.

Dove tutto è iniziato (forse)

Quando frequentavo l’ultimo anno di università mi è stato chiesto, come succede a tutti gli studenti dell’ultimo anno, di scegliere alcuni esami extra per prendere i CFU (Crediti Formativi Universitari) restanti e completare il piano di studi. Io studiavo Progettazione e Gestione di eventi artistici e culturali, ovvero un corso di laurea della Scuola di Studi Umanistici e della Formazione – la ex facoltà di Lettere, per intenderci.

Quando andai dalla professoressa che si occupava dei piani di studio per fare una chiacchierata con lei e vedere quali potessero essere le opzioni, lei mi indirizzò – inevitabilmente, verso esami del Dams (Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo), esami di lettere moderne o esami di storia. Insomma, tutti esami che fanno parte di corsi di laurea umanistici. Tutti esami che rientrano nella scuola di Studi Umanistici e della Formazione, la mia stessa Scuola.

Ecco che l’impostazione a compartimenti stagni del mondo accademico salta fuori! 

Io avevo già scandagliato tutti i piani di studio di quei corsi di laurea, ma non avevo trovato nessun esame interessante, considerando anche che la maggior parte di quelli li avevo già dati. Piuttosto avevo un tarlo in testa. Avevo dato all’inizio del terzo anno un esame di marketing di base e ne ero rimasta affascinata. Tutta quella roba mi piaceva e mi incuriosiva. Ma si sa, il marketing non è una disciplina umanistica, si trova infatti sotto la Scuola di Economia.

Seguire l’istinto

In barba a quello che la professoressa mi aveva consigliato cominciai a fare le mie ricerche. Pensavo: A cosa serve sapere organizzare un musical, se poi quello stesso musical non so come distribuirlo all’estero, non so se quel prodotto funziona fuori dai confini nazionali, e non so come promuoverlo tra il pubblico internazionale?

Mi servono conoscenze di marketing internazionale. Questo era il risultato dei miei ragionamenti. Mi misi alla ricerca di un esame di marketing internazionale tra i piani di studio di Economia. Alla fine lo trovai, andai a parlare col professore per spiegargli la mia situazione, e soprattutto che venivo da Studi Umanistici e della Formazione.

Lui mi guardò un po’ di traverso – d’altronde si sa, Studi Umanistici e Economia sono agli antipodi, lettere da una parte, numeri dall’altra; concezione umanistico-filosofica da una parte, concezione prettamente scientifica dall’altra; insomma, il diavolo e l’acqua santa. Scegliete voi chi sia cosa. Ma alla fine accettò, vista anche la mia insistenza nel voler scoprire come funziona il marketing internazionale.

Termino questa breve storia romanzata della scelta dei miei esami extra dicendo che quell’esame di marketing internazionale è stato uno dei più complicati da preparare e uno dei più consistenti esami dati, considerando che era un esame da 9 CFU (ah, a me di CFU per completare il piano di studi ne servivano solo 6, ma quello passava il convento e quindi me lo presi da 9!)

ritratto di ragazza illuminata dal sole

Tempo per capire

Mi piacerebbe poter dire che già allora, poco più di tre anni fa, sapevo cosa stessi facendo, vorrei poter dire che ero pienamente cosciente della mia scelta fuori dalle righe e fuori dalla Scuola. Mi piacerebbe poter dire che già sapevo che avrei potuto avere mille carriere in una sola vita. Ma sarebbe una bugia. 

La verità è che non sapevo proprio niente. Non avevo la più pallida idea di tutto questo, probabilmente non ci avevo mai neanche pensato a come potessi far convogliare le mie tante passioni nel mio unico percorso di vita.

Ci vuole tempo, sapete. Ci vuole tempo per fare tante cose e ci vuole tempo anche per crescere e capire determinate cose, cose che magari fino a poco tempo fa erano nel buio della mente. La verità è che quando mi sono ritrovata a fare quella scelta ho semplicemente seguito il mio istinto, scegliendo un esame che mi incuriosiva e senza stare troppo a pensare a quale Scuola appartenesse. Non sapevo se poi si sarebbe rivelata una scelta azzeccata o una bella zappata sui piedi, ma sentivo di dover fare così.

ragazza su un ponte in golden hour

Andare oltre i limiti imposti

Adesso, col senno di poi, capisco ancora meglio quella scelta. Credo di aver semplicemente dato ascolto al mio istinto e alle mie passioni – considerando che oggi mi occupo di marketing praticamente tutti i giorni.

La nostra società ha una visione a compartimenti stagni del mondo lavorativo: se ti occupi di organizzazione di eventi artistici e culturali, non puoi anche occuparti di marketing internazionale. Ma non è così. Il mondo dell’organizzazione di eventi artistici e culturali si interseca con quello del marketing internazionale. E potrebbe intersecarsi anche con quello delle lingue e traduzione, se per esempio il nostro musical verrà esportato. E ancora, potrebbe intersecarsi con altri mille mondi professionali diversi. 

Quindi va bene che io mi occupi di organizzare musical, ma va anche bene che io mi occupi di marketing internazionale, di traduzione, e di chissà quante altre cose. 

Fondamentalmente credo che una sola vita possa ospitare più carriere, nella misura e nelle modalità che ciascuno di noi sente proprie.

One person / multiple careers, ovvero una vita e mille carriere

C’è un libro che si intitola proprio One Person / Multiple Careers.

Perché spesso non ci ritroviamo in una sola etichetta? Come mai vogliamo poter essere più cose? Perché ci troviamo in difficoltà a dover scegliere una sola professione? Come mai ci sentiamo in colpa se vogliamo dare sfogo a tutte le nostre passioni?

Questo libro risponde a queste domande. Questo libro è per chi non si riconosce in una sola etichetta, per chi rifiuta le etichette, per chi ha difficoltà nel scegliere una sola professione, per chi capisce finalmente che è ok soddisfare i diversi aspetti della nostra personalità e dare sfogo alle nostre passioni. E può trattarsi di carriere completamente diverse tra loro, oppure carriere che hanno qualcosa in comune.

Le storie che l’autrice ci racconta ci fanno finalmente capire che non siamo soli a voler avere più di una carriera e che soprattutto è possibile cambiarla lungo il percorso di vita. La scelta della carriera non è irreversibile, si può cambiare, si può seguire l’istinto e il flusso della vita, assecondando le nostre passioni.

mezzo busto di ragazza con completo grigio

Io e le mie nuove carriere

Ecco perché dopo mesi in cui ho rimuginato a lungo sui miei progetti, su nuove idee e su nuove possibilità, mi sono detta che sì, posso avere una vita e mille carriere. Posso dare sfogo a tutte le mie passioni, senza lasciarne nessuna indietro. Posso rifiutare ogni etichetta che cerca di incanalarmi su un unico binario. Voglio potermi muovere liberamente e voglio poterlo fare senza remore né dubbi.

Quella di oggi è una data importante per me, perché mi do ufficialmente il permesso di sperimentare nuove strade, studiare, aprire i miei orizzonti mentali e professionali, e lavorare a nuove carriere, molto diverse tra loro ma in un certo senso molto simili.

Dopo quasi 3 anni di studio, di test, di corsi, di aggiornamenti e di esperienza, sento che è arrivato il momento in cui posso mettere a disposizione tutto quello che ho imparato e le conoscenze che ho acquisito in questi anni. Ho deciso quindi di aprire una nuova porta. 

Ciò significa che da oggi offro nuovi servizi complementari alla mia attività principale di travel blogger.

E nel caso in cui vi serva il consenso di qualcuno per poter avere una vita e mille carriere, ecco, prendete pure il mio!

 

p.s. Nuovamente un enorme grazie alla mia fotografa preferita, Olly. Tutte le foto in questo articolo sono sue, contattatela per uno shooting nel Lazio, non ve ne pentirete!

 

2 Comments

  1. Aprile 13, 2020 / 11:52 am

    Ciao Giulia, questo articolo centra esattamente uno dei punti riflessivi che popolano le mie giornate da anni ormai. Quando mi chiedono cosa faccio, rispondo “millecinquecento cose”. Ho fatto studi diversi tra loro, svolgo più lavori diversi tra loro e, per via delle millecinquecento passioni che ho, mi sento parte di più mondi e studio continuamente per imparare cose nuove. È bello sapere che non sono l’unica che crede che non debba esserci necessariamente un’etichetta, semmai tante! E non c’è sensazione più bella! 😊

    • Giulia Maio
      Autore
      Aprile 13, 2020 / 3:05 pm

      Ciao Giada, grazie per questo commento e per aver raccontato la tua esperienza! Pienamente d’accordo con te, tra l’altro, anche io sono una di quelle che non si ferma mai ed è sempre con “millecinquecento cose” da fare / studiare / approfondire. Non siamo le uniche a rifiutare un’etichetta, è bello spaziare e crescere in mondi diversi che non per forza si completano, ecco 🙂

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