Amarsi è una forma di ribellione

Mar 23, 2020 | PENSIERI INTRAPRENDENTI, riflessioni

Lettera dalla me femminista

Perché quello che dovrebbe essere naturale, amarsi, è diventato una forma di ribellione?

In questi giorni così particolari e delicati sto riflettendo su un po’ di cose. Scorrevo nella pagina delle bozze del mio blog per capire a quale delle decine di articoli iniziati e mai finiti potevo dedicarmi in questi giorni. Poi ho trovato questo articolo che avevo abbozzato qualche tempo fa e mai finito, e ho pensato che potesse essere una buona idea terminarlo.

ragazza in completo grigio in fondo a scalinata sotto un arco

Perché amarsi è diventato una forma di ribellione? Faccio un passo per volta a provo a dare una risposta.

Il contest #lamiaintrospezione

Qualche mese fa partecipai al contest di @annieisnotlost e @carolinalospinoso intitolato #lamiaintrospezione. Tema del contest è stato quello di imparare a conoscerci e riconoscerci, raccontando piccoli pezzettini di noi stessi per cercare di arrivare a capire anche il nostro io più profondo, e quindi imparare ad amarci.

Scopri che sei e non avere paura di esserlo. Gandhi

Questo era il focus del contest. Uno dei temi da affrontare era “io e il mio corpo”. Tema decisamente scottante e delicato da gestire, per cui procedo per gradi e riporto testualmente quello che avevo scritto allora.

Flashback. Torniamo indietro di 16 anni, immaginate una piccola Giulia di 9 anni che entra in una palestra e comincia a giocare a pallavolo. Se ne innamora subito. Giulia passa i successivi 12 anni a fare quella cosa che tanto le piace, cambiando palestra, compagne di squadra, allenatori e società.

Ma una cosa è sempre la stessa. In palestra si gioca coi pantaloncini corti e t-shirt. Sempre. Quando poi arrivano la primavera e l’estate non immaginate il caldo che si soffre in certe palestre, e ci si ritrova con pochi stracci addosso.

Adesso andiamo ancora più indietro nel tempo e immaginate una Giulia neonata che trascorre l’intera estate al mare, immaginate di rivederla anche l’estate dopo, e quella dopo, e quella dopo ancora, fino all’ultima estate appena trascorsa. 

Flash forward fino ad oggi. Non credo che questa storia sia da prendere come esempio. Perché in ogni palestra che ho vissuto c’era sempre qualcuna che soffriva per il proprio corpo. Ogni estate che ho vissuto avevo accanto qualcuno che lottava per il proprio corpo.

Quindi no, non credo sia un fatto di educazione. Il mio percorso mi ha educata in un certo modo ma quello stesso percorso non credo possa educare tutti allo stesso modo. Quindi allora penso sia fortuna. E mi sento anche in colpa a sentirmi fortunata per non aver vissuto quei percorsi travagliati perché il mio percorso mi ha portata fin da subito ad accettare il mio corpo e a farci i conti (coi kg in più). Non so perché io sì e altre persone no. E forse ho parlato anche troppo perché è facile dire devi accettarti per come sei perché sei bella così, chi non ci è passato non può capire. 

Quindi dico solo che mi sento fortunata ad aver avuto questo percorso che mi ha costretta fin da piccola a conoscere il mio corpo, prima ad accettarlo e a volergli bene, poi ad amarlo prendendomene cura.

ragazza in completo grigio

Non c’è solo questo

Nel senso, non si tratta di amare solo il nostro corpo. Si tratta di accettare il nostro carattere, di amare paure e debolezze che tutti abbiamo

Amarsi è un percorso lungo 

Il percorso di auto-accettazione è un viaggio, non è un’interruttore on / off che possiamo accendere e spengere e quindi cambiare dall’oggi al domani.

Ci vuole tempo. Ci vuole tempo per accettarsi. Come ho cercato di spiegare raccontando la mia storia, non c’è stato un momento illuminante in cui ho pensato da oggi mi amo. Nessun momento mistico stile Martin Lutero che viene folgorato da un fulmine in una notte tempestosa e riceve l’illuminazione che lo porta a riformare la Chiesa. Non è andata assolutamente così. Ci sono voluti anni e anni (una quindicina, direi), e il percorso non è ancora finito.

Ed è anche assolutamente normale avere alti e bassi nel processo di auto-accettazione. Alcune volte ci sentiamo come se potessimo conquistare il mondo, altre volte delle fannullone buone a nulla. Beh, è normale. Dobbiamo però lavorare per cercare di ridurre quei momenti, cercare di lasciare andare le maschere e i meccanismi di difesa che abbiamo innalzato per proteggerci.

E io sono la prima che ha alzato muri di difesa eh, non sono qui a fare la ramanzina a voi. Sono qui a raccontarvi un pezzettino del mio percorso e sono qui per dire a tutte le ragazze che stanno lavorando sul proprio processo di auto-accettazione che non sono sole e che si può fare, un passettino alla volta.

Amarsi come forma di ribellione

Siamo state condizionate in ogni modo da questa società patriarcale a raggiungere stereotipi estetici, personali e lavorativi che ci hanno allontanato dall’accettare chi realmente siamo. Ci vogliono carine ed educate, ci spingono a primeggiare per attirare l’attenzione degli uomini. Ci vogliono in modi che ci allontanano dalla piena espressione di noi stesse.

Ecco perché l’auto-accettazione è un atto di ribellione.

Inoltre, solo quando permettiamo a noi stesse di accettare chi realmente siamo, solo a quel punto possiamo davvero coltivare opportunità di crescita e di miglioramento. Non si tratta di scoprire l’acqua calda, ma sentirsi al sicuro, amate e accettate ci permette di riconoscere serenamente i nostri talenti e di metterli in pratica, permettendoci quindi di esprimerci pienamente.

Ribelliamoci, accettiamoci e amiamoci.

 

p.s. Un grazie enorme alla mia amichetta Olly che mi ha scattato tutte queste foto.

p.p.s Se cerchi una lettura che possa aiutarti in questo percorso, che oserei definire “femminista“, ti consiglio vivamente Manuale per ragazze rivoluzionarie, di Giulia Blasi.

 

 

Chi sono

Giulia Maio, travel blogger dal 2015, fiorentina doc dal cuore sardo.

Mi occupo di promozione del territorio, italiano ed estero.

Gli ultimi articoli pubblicati

So cosa non voglio

So cosa non voglio

So cosa non voglio. Già, è un pò strana, forse, come frase. Di solito si ragiona su quello che si...

leggi tutto

Cosa stai cercando?