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Amarsi è una forma di ribellione

Lettera dalla me femminista

Perché quello che dovrebbe essere naturale, amarsi, è diventato una forma di ribellione?

In questi giorni così particolari e delicati sto riflettendo su un po’ di cose. Scorrevo nella pagina delle bozze del mio blog per capire a quale delle decine di articoli iniziati e mai finiti potevo dedicarmi in questi giorni. Poi ho trovato questo articolo che avevo abbozzato qualche tempo fa e mai finito, e ho pensato che potesse essere una buona idea terminarlo.

ragazza in completo grigio in fondo a scalinata sotto un arco

Perché amarsi è diventato una forma di ribellione? Faccio un passo per volta a provo a dare una risposta.

Il contest #lamiaintrospezione

Qualche mese fa partecipai al contest di @annieisnotlost e @carolinalospinoso intitolato #lamiaintrospezione. Tema del contest è stato quello di imparare a conoscerci e riconoscerci, raccontando piccoli pezzettini di noi stessi per cercare di arrivare a capire anche il nostro io più profondo, e quindi imparare ad amarci.

Scopri che sei e non avere paura di esserlo. Gandhi

Questo era il focus del contest. Uno dei temi da affrontare era “io e il mio corpo”. Tema decisamente scottante e delicato da gestire, per cui procedo per gradi e riporto testualmente quello che avevo scritto allora.

Flashback. Torniamo indietro di 16 anni, immaginate una piccola Giulia di 9 anni che entra in una palestra e comincia a giocare a pallavolo. Se ne innamora subito. Giulia passa i successivi 12 anni a fare quella cosa che tanto le piace, cambiando palestra, compagne di squadra, allenatori e società.

Ma una cosa è sempre la stessa. In palestra si gioca coi pantaloncini corti e t-shirt. Sempre. Quando poi arrivano la primavera e l’estate non immaginate il caldo che si soffre in certe palestre, e ci si ritrova con pochi stracci addosso.

Adesso andiamo ancora più indietro nel tempo e immaginate una Giulia neonata che trascorre l’intera estate al mare, immaginate di rivederla anche l’estate dopo, e quella dopo, e quella dopo ancora, fino all’ultima estate appena trascorsa. 

Flash forward fino ad oggi. Non credo che questa storia sia da prendere come esempio. Perché in ogni palestra che ho vissuto c’era sempre qualcuna che soffriva per il proprio corpo. Ogni estate che ho vissuto avevo accanto qualcuno che lottava per il proprio corpo.

Quindi no, non credo sia un fatto di educazione. Il mio percorso mi ha educata in un certo modo ma quello stesso percorso non credo possa educare tutti allo stesso modo. Quindi allora penso sia fortuna. E mi sento anche in colpa a sentirmi fortunata per non aver vissuto quei percorsi travagliati perché il mio percorso mi ha portata fin da subito ad accettare il mio corpo e a farci i conti (coi kg in più). Non so perché io sì e altre persone no. E forse ho parlato anche troppo perché è facile dire devi accettarti per come sei perché sei bella così, chi non ci è passato non può capire. 

Quindi dico solo che mi sento fortunata ad aver avuto questo percorso che mi ha costretta fin da piccola a conoscere il mio corpo, prima ad accettarlo e a volergli bene, poi ad amarlo prendendomene cura.

ragazza in completo grigio

Non c’è solo questo

Nel senso, non si tratta di amare solo il nostro corpo. Si tratta di accettare il nostro carattere, di amare paure e debolezze che tutti abbiamo

Amarsi è un percorso lungo 

Il percorso di auto-accettazione è un viaggio, non è un’interruttore on / off che possiamo accendere e spengere e quindi cambiare dall’oggi al domani.

Ci vuole tempo. Ci vuole tempo per accettarsi. Come ho cercato di spiegare raccontando la mia storia, non c’è stato un momento illuminante in cui ho pensato da oggi mi amo. Nessun momento mistico stile Martin Lutero che viene folgorato da un fulmine in una notte tempestosa e riceve l’illuminazione che lo porta a riformare la Chiesa. Non è andata assolutamente così. Ci sono voluti anni e anni (una quindicina, direi), e il percorso non è ancora finito.

Ed è anche assolutamente normale avere alti e bassi nel processo di auto-accettazione. Alcune volte ci sentiamo come se potessimo conquistare il mondo, altre volte delle fannullone buone a nulla. Beh, è normale. Dobbiamo però lavorare per cercare di ridurre quei momenti, cercare di lasciare andare le maschere e i meccanismi di difesa che abbiamo innalzato per proteggerci.

E io sono la prima che ha alzato muri di difesa eh, non sono qui a fare la ramanzina a voi. Sono qui a raccontarvi un pezzettino del mio percorso e sono qui per dire a tutte le ragazze che stanno lavorando sul proprio processo di auto-accettazione che non sono sole e che si può fare, un passettino alla volta.

Amarsi come forma di ribellione

Siamo state condizionate in ogni modo da questa società patriarcale a raggiungere stereotipi estetici, personali e lavorativi che ci hanno allontanato dall’accettare chi realmente siamo. Ci vogliono carine ed educate, ci spingono a primeggiare per attirare l’attenzione degli uomini. Ci vogliono in modi che ci allontanano dalla piena espressione di noi stesse.

Ecco perché l’auto-accettazione è un atto di ribellione.

Inoltre, solo quando permettiamo a noi stesse di accettare chi realmente siamo, solo a quel punto possiamo davvero coltivare opportunità di crescita e di miglioramento. Non si tratta di scoprire l’acqua calda, ma sentirsi al sicuro, amate e accettate ci permette di riconoscere serenamente i nostri talenti e di metterli in pratica, permettendoci quindi di esprimerci pienamente.

Ribelliamoci, accettiamoci e amiamoci.

 

p.s. Un grazie enorme alla mia amichetta Olly che mi ha scattato tutte queste foto.

p.p.s Se cerchi una lettura che possa aiutarti in questo percorso, che oserei definire “femminista“, ti consiglio vivamente Manuale per ragazze rivoluzionarie, di Giulia Blasi.

 

 

4 Comments

  1. Maria Chiara
    Marzo 24, 2020 / 9:25 pm

    E’ vero quello che dici tu che siamo stati educati a dover essere e apparire in un determinato modo. Io mi ritengo molto fortunata ad aver incontrato nella mia vita persone che mi hanno sempre fatto capire che la società ci mette davanti a dei canoni e che non è detto che questi siano giusti.
    Io a 25 anni ancora non riesco ad accettare il mio fisico, ma semplicemente perchè mi guardo in foto o allo specchio e non mi piaccio per cui sto lavorando per eliminare ciò che non mi piace. Però sento che è una scelta mia un desiderio mio e questo allora lo accetto e mi fa vivere la cosa serenamente… infatti se devo mangiare una pizza me la mangio e se devo mangiarci anche il dolce dietro pure ;).
    La stessa cosa vale per la personalità e il carattere.

    In ogni caso mi sembra che, anche se molto lentamente, la società stia provando a cambiare un po’ i canoni della bellezza per cui spero che in un futuro ognuna possa vivere la propria fisicità e personalità più serenamente che in passato. La cosa che ognuno dovrebbe imparare, credo, è quella di far qualcosa e volere qualcosa per sè stessi e non per gli altri o la società. Questo perno ha permesso di sviluppare la mia persona.

    • Giulia Maio
      Autore
      Marzo 25, 2020 / 8:55 am

      Ciao Maria Chiara 🙂 come vedi il tuo commento è arrivato e io ti ringrazio tanto per le tue parole, che condivido pienamente. Si tratta di fare le cose per noi stessi e non per come ci vogliono gli altri. Se riusciamo a capire questo e a reagire di conseguenza credo sia un bel passo. Poi certo, come dici tu, ciò non significa che se c’è qualcosa del tuo carattere, personalità o corpo che non piace a te, tu non debba lavorarci. Anzi. Dobbiamo ovviamente lavorare per migliorarci sempre, ma dobbiamo farlo perché alcuni aspetti non piacciono a noi, non agli altri.
      E come dici giustamente, l’aver incontrato e avuto intorno persone che non ti hanno spinta verso certi canoni, ma che anzi ti hanno supportata nella tua crescita personale è sicuramente un grande aiuto, a mio parere. Tieniti stretta quelle persone 🙂

      • Marzo 26, 2020 / 11:09 am

        Ciao Giulia, eccomi qui 🙂 Vedo che siamo d’accordo non resta che impegnarci per trasmettere questo pensiero in modo da dare un piccolo contributo per una società migliore :).

        • Giulia Maio
          Autore
          Marzo 26, 2020 / 11:20 am

          Assolutamente sì! In qualsiasi modo va bene, dobbiamo impegnarci per condividere questo messaggio positivo 🙂

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