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Non ho mai voluto una vita convenzionale

Non ho mai voluto una vita convenzionale.

Non è mai stata nei miei piani. Non so bene cosa sia successo lungo il mio percorso di bambina e adolescente, quando si formano le idee che definiscono la persona che sono adesso. Non sono cresciuta con l’idea di scuola-università-fidanzato-lavoro-marito-figli. Non mi è mai neanche balenata per la testa e non so perché.

Voglio dire, non che abbia vissuto un’infanzia particolarmente diversa dalle mia coetanee né drammaticamente traumatica, anzi! Sono stata una bambina serena, e il modo in cui trascorrevo i miei pomeriggi dopo scuola sono cambiati con gli anni che passavano.

ragazza con completo grigio sotto arco in pietra bianca

Il percorso che ha definito la persona che sono adesso

Quando ero più piccola passavo i pomeriggi nel negozio di libri e fumetti usati di nonna, sfogliandoli e inventandomi storie che esistevano solo nella mia testa e costringendo poi nonna ad ascoltare le mie fantasie. Passavo ore a scrivere, copiare, fare esercizi di scrittura – e questo, bene o male, spiega perché adesso scrivo.

Altri pomeriggi invece li trascorrevo in giardino dei nonni all’aperto, a giocare a pallone o a pallavolo con mio fratello e mia sorella (che poi siamo due femmine contro un maschio e non abbiamo mai ben capito perché in noi abbia prevalso l’aspetto maschile – qualunque sia il motivo ne sono felice). Giocavamo a nascondino, e in famiglia c’è questo mito per cui tutti ricordano che io passassi i pomeriggi a fare la ruota – non chiedetemi perché.

I pomeriggi del liceo poi erano divisi tra lo studio e gli allenamenti in palestra, e la faccenda non mi è mai pesata, anzi, l’ho sempre fatto perché ho voluto farlo, tant’è che quando non ho più sentito di avere la voglia di andare in palestra (per motivi vari di cui è meglio non parlare qui altrimenti scriviamo un libro!), ho smesso, semplicemente. Nonostante la pallavolo abbia fatto parte di me per ben 12 anni, nonostante mi abbia regalato alcune tra le più belle soddisfazioni personali e mi abbia fatto vivere alcuni tra gli anni che ricordo con più nostalgia. Non è stato facile, ma le ho detto addio perché non volevo più che facesse parte della mia vita. 

In quei pomeriggi non ho mai immaginato un lavoro d’ufficio per me, mai desiderato il posto fisso, mai voluto fare in modo di trovarmi un lavoro stabile. Desideravo invece arrivare quanto prima ai 18 anni per poter andare a vivere da sola, volevo crearmi la mia indipendenza, immaginavo di passare da un lavoro all’altro per pagare le bollette e viaggiare, e desideravo una vita all’altezza dei miei sogni

ragazza con completo grigio in piccolo borgo un pò decadente

Perché non ho mai voluto una vita convenzionale?

Ripensando adesso al perché io non abbia mai voluto una vita convenzionale non trovo spiegazioni certe. Posso solo immaginare quale possa essere stato il motivo – anche se in fondo non è poi così importante capirlo.

Forse un po’ per colpa dei viaggi che ho fatto insieme alla mia famiglia fin da quando ero piccola: primo volo della mia vita fu Madrid – Santo Domingo a 9 anni, e per i successivi 6-7 anni un paese diverso all’anno (principalmente nei Caraibi e in Sud America). Ho conosciuto così mondi lontani, diversi, che mi hanno aperto gli occhi sulle infinite possibilità che esistono. Forse è stata anche colpa della lettura, che un po’ come i viaggi, mi ha fatto conoscere storie lontane che credevo impossibili. E sicuramente è stata anche colpa della mia indole incapace di stare ferma, sempre pronta a trovare una risposta alla domanda E ora che faccio?

Il meccanismo si è inceppato

Non so bene perché, ma una cosa è certa: nel mio caso il meccanismo scuola-università-fidanzato-lavoro-marito-figli si è inceppato. Più di una volta.

Tra la scuola e l’università è trascorso un anno non propriamente sabbatico nel senso che avrei voluto fare quelle cose fighe che fanno tutti i ragazzi che si prendono un anno per sé, tipo girare l’Europa in Interrail, fare volontariato in Africa o fare la ragazza au-pair negli Stati Uniti. Niente di tutto ciò. Anzi, quell’anno è stato uno dei più difficili perché ho perso per un periodo la lanterna che mi guidava ed ero praticamente allo sbaraglio.

Poi mi sono riallineata al meccanismo ma è durato solo i 3 anni della triennale, che ho finito in tempo perché non volevo perderne troppo nello studio. Immaginavo che dopo quello ci fossero cose più belle e grandi ad aspettarmi.

ragazza con maglia arancione e sole in faccia

Una vita convenzionale non fa per me

A dir la verità non so nemmeno se io ci abbia mai provato a farmi andare bene una vita convenzionale. Ma il punto è proprio questo: ho sempre saputo di non averla mai voluta e non ho neanche mai voluto farmi andare bene le cose, non mi piace accontentarmi e non lo accetto. Non ho mai voluto una vita convenzionale, non funziona per me. 

Il che è anche logico, secondo me. Una vita convenzionale va bene per alcune persone, ma non per me. Siamo tutti diversi, con educazione, idee, progetti e animi diversi. Lo stesso tipo di vita non può funzionare per tutti, e questa semplicemente non è la vita che funziona per me.

ragazza sorridente davanti al colosseo

Cosa voglio

So cosa voglio, voglio la libertà di non sapere cosa succederà dopo, voglio vivere una vita appassionata, voglio fare esperienze, voglio conoscere le storie delle persone, voglio essere wild, voglio creare, connettermi e costruire rapporti, progetti e idee.

Voglio essere il capo di me stessa, voglio condividere esperienze, passioni e una birra fredda sotto un cielo stellato d’estate. Voglio poter essere libera di sentirmi a casa in mezzo al deserto, su una spiaggia tropicale o in cima a una montagna. Casa non è il luogo dove sono nata, casa è una sensazione. Voglio lasciarmi alle spalle il “dovrei” e voglio intenzionalmente prendermi il “voglio”.

Non cerco stabilità, cerco un modo di soddisfare la mia curiosità.

E voglio il caos, il fuoco e la spontaneità.

ragazza di spalle davanti al tramonto sul mare

Non per capriccio, ma per scelta consapevole

Queste parole sono uscite di getto un giorno in cui ne sentivo la necessità, non c’è una particolare strategia dietro questo articolo. Ma vorrei che non rimanesse soltanto uno sfogo dell’anima, vorrei far passare un messaggio.

Vorrei dire a tutte le persone che credono di doversi riallineare al meccanismo che non devono farlo se non vogliono. Che esistono altre strade, che non sarà facile ma che non si devono accontentare. Che una vita anticonvenzionale è una scelta degna di rispetto. Che non si è “finiti” a 30 anni quando dovresti già avere lavoro-marito-figli. Che a 30 anni si può ricominciare, dall’università per esempio, e sempre da se stessi. Che la stabilità va bene per tanti (forse), ma non per tutti.

Vorrei dire che non ho mai voluto una vita convenzionale, e che invece voglio il caos, il fuoco e la spontaneità. 

Non per un capriccio, ma per una scelta consapevole.

Quindi, fin tanto che le vostre scelte saranno vostre e consapevoli, andrà bene.

Anche perché, volete davvero passare una vita intera accontentando gli altri e abbassando il volume della vocina che dentro di voi urla per farvi uscire dagli schemi?

p.s. Un enorme grazie a Olly per tutte queste foto fighissime, sono tutte opere sue!

 

 

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