La mia dichiarazione d’amore a New York

Sono passati anni da questo mio viaggio a New York, 6 per essere precisi, visto che è stato il mio viaggio di maturità anticipata. Non ne ho mai parlato prima, ma adesso è come se sentissi il bisogno di riviverlo, come se volessi fare la mia dichiarazione d’amore per New York.

Certe città hanno un qualcosa di speciale che non riesco a spiegare a parole, è un qualcosa che va sotto pelle, si insinua dentro di te e non se ne esce più. Come certe persone del resto.

Quindi eccomi qua, a dichiarare il mio amore per New York.

skyline newyorkese

Arrivare a New York City

New York è così, come te la immagini, come si vede nei film e nelle serie tv, con le scale antincendio, i grattacieli infiniti, i parchi… Arrivare in città attraversando il Manhattan Bridge è stato emozionante: si vedevano le luci della città avvicinarsi sempre di più, e poi finirci dentro, quasi come fossimo in un film appunto.

La cosa che amo di più di New York è la sua versatilità: ogni persona ha la sua visione della città, e il bello è che ogni versione è vera, ogni storia su New York è vera, per me può essere in un modo, per altri l’esatto opposto, ma entrambe le versioni assolutamente vere. New York ha mille facce e tutte assolutamente irresistibili!

strade newyorkesi

Il cuore di Manhattan: la 42nd Street

C’è la faccia che conoscono tutti, la prima veste in cui la città ti si presenta. Noi l’abbiamo conosciuta attraversando la 42nd Street in direzione est fino all’East River. Lungo il cammino (nell’unica giornata piovosa di metà giugno) troviamo alcuni tra i principali simboli della città: il Museum of Natural History, la New York Public Library, la mitica Grand Central, il Chrysler Building, per poi salire sull’Empire State Building e approfittare della pioggia che ha ripulito l’aria e godere di quella vista, resa ancor più spettacolare dai fuochi d’artificio.

E poi ovviamente anche il Top of the Rock, 25 dollari spesi bene perché la vista da lassù è unica: a dir la verità c’era un po’ di nebbia (o smog..), ma questo ha reso ancora più suggestivo il panorama, si vedeva perfettamente l’Empire State Building proprio di fronte, e si capiva altrettanto perfettamente dove si trovasse Times Square per via di un bagliore quasi accecante causato da mille luci.

interno della grand central station

veduta di new york dall'alto con empire state building

punta dell'empire state building e due bandiere americane

La forza per rinascere, dalle Torri Gemelle alla Freedom Tower

Poi vai a Ground Zero, dove la Freedom Tower si fa largo tra i grattacieli. Ti accorgi che New York non è solo quello che tutti più o meno sappiamo: è anche riscatto, voglia di andare avanti, bisogno di ricominciare, coraggio e determinazione. Dopo quell’11 settembre New York ha voluto reagire costruendo la Torre della Libertà, e proprio dove prima sorgevano le Torri Gemelle, sulle basi della North e South Tower, oggi troviamo due mega fontane con acqua a cascata e i nomi delle vittime incisi sui bordi.

Le sensazioni a Ground Zero

A Ground Zero si respira un’aria diversa, un’aria che ti fa capire il carattere dell’America, perché anche se New York non è l’America – e questo è vero, New York è New York, l’America comincia nel New Jersey – l’America è diventata New York dall’11 settembre 2001. In questo luogo ci si sente parte di qualcosa, qualcosa di grande che non si ferma davanti a niente, nemmeno a un attacco terroristico.

È come se qui a Ground Zero fossimo addirittura fuori dalla città, non c’è il caos di Manhattan ma un’aria diversa che si sente e che vuole farsi sentire, un’aria che ti fa sedere su una panchina e che ti fa pensare a quei nomi incisi sulle fontane che è come se fossero lì a dirti “ehi amico, io sono morto qui, ma sono orgoglioso nel vedere che New York va avanti ma non dimentica”, e allora capisci il senso degli alberelli piccoli e verdi che crescono a Ground Zero da più di 10 anni ormai.

Nel museo/memoriale un’intera parete raccoglie le foto delle vittime coi messaggi lasciati ai propri cari e i loro oggetti personali, ed è come un cazzotto nello stomaco o uno schiaffo in faccia. Quando esci di lì ti senti come se qualcuno ti avesse strappato un pezzo di te stesso.

brooklyn bridge e lo skyline newyorkese

L’allegria di Brooklyn

Poi c’è Brooklyn. Brooklyn è un bel quartiere, da una parte sai di essere a New York per via dei numerosi cantieri in giro per gli isolati, e per la voglia di prendere il posto di Manhattan, dall’altra sembra di non essere a New York, infatti non c’è traffico, non c’è caos, non ci sono i brokers in giacca e cravatta e nemmeno i mille mila turisti.

È un quartiere più residenziale, in cui troviamo famiglie con bambini a seguito, anziani, e tutto ciò che comunemente viene definito “normale”.

Caso ha voluto che quel giorno ci fosse un ritrovo di amanti degli aquiloni nelle Brooklyn Heights. L’immagine che ci siamo ritrovati davanti era sorprendentemente colorata: il prato verde che arriva fino al fiume, il ponte di Brooklyn sullo sfondo, inconfondibile come sempre, e poi famiglie che fanno picnic sull’erba, bambini che giocano col pallone, e donne, uomini, anziani, passeggini spinti e milioni di aquiloni colorati che tagliano il cielo! Insomma, un’immagine piena di vita, con tantissimi colori, movimenti e personaggi.

cinque ragazzi davanti a brooklyn bridge

brooklyn bridge

aquiloni che volano a brooklyn

Sapori e profumi, la mia dichiarazione d’amore a New York

Ogni volta che ripenso a New York è strano: ho sensazioni particolari, alcune simili, altre completamente diverse tra loro. Ricordo con piacere la sensazione di casa e di familiarità che trovi in quella città, che ti accoglie subito a braccia aperte e che con altrettanta facilità ti lascia ripartire per tornare alla tua vera casa.

Ricordo il sapore dell’aria, un misto di profumi provenienti da tutta la città: i vapori sotterranei della metropolitana che arrivano in superficie attraverso i tombini per strada; gli odori forti delle bancherelle che vendono pesce “fresco” a Chinatown; il vero sapore di casa tra le strade di Little Italy, quando per vedere la partita dell’Italia ci ritrovammo a tifare azzurri in una pizzeria newyorkese insieme a ragazzi americani che cantavano il nostro inno in un italiano a dir poco maccheronico; e poi i profumi naturali delle piante sulla High Line, ex ferrovia rialzata nel Meatpacking District, e l’aria di mare e salsedine che ti entra nel naso appena esci dall’Air Train nel Queens, appena prima di entrare in aeroporto.

palazzo in mattoncini rossi

due ragazze a washington square

Perché tornerei altre mille volte

Ci sarebbero altre mille mila facce di New York da raccontare, aneddoti, personaggi simpatici conosciuti durante il viaggio, luoghi più famosi (Central Park, Ellis Island e la Statua della Libertà solo per citarne alcuni) e posti più insoliti di cui parlare, ma mi piace pensare che lo farò un’altra volta, magari dopo essere tornata a New York per una nuova scoperta perché, sarà banale dirlo, ma ci ho davvero lasciato un pezzettino del mio cuore, e non so se tornare per recuperarlo o per lasciarci anche l’altra metà.

Perché si sa, alla fine si torna sempre dove si è stati bene.

E questa mia dichiarazione d’amore a New York ne è la conferma.

skyline di new york

laghetto di central park

Itinerario di viaggio di due settimane per seguire la mia dichiarazione d’amore a New York City

Qui sotto l’itinerario di viaggio, per chi volesse uno spunto per organizzare il proprio.

19 GIUGNO – 3 LUGLIO 2012

19-20 giugno: St. Patrick, Rockfeller Centre, Top of the Rock, Hudson River

21-22 giugno: Lower Manhattan, Ground Zero, Times Square by day, Plaza Hotel, Moma

23 giugno: Brooklyn, Brooklyn Bridge, Tribeca, Times Square by night

24-25 giugno: Little Italy, Chinatown, Natural History, 42th Street, Madison Square Garden, Empire State Building

26 giugno: Statue of Liberty, Ellis Island, Wall Street

27-28 giugno: Astor Palace, Washington Park, Flatiron, Flatiron District, Williamsburg

29-30 giugno: Columbus Circle, Central Park, Yankee Stadium

1 luglio: Fashion District, Harlem, Upper East Side

2 luglio: Met, High Line, Pier 17

3 luglio: City Hall Park, Queens, JFK Airport

Come mi capita spesso per i voli transoceanici, il mio piccolo aeroporto fiorentino di Peretola non ha le connessioni giuste, quindi mi sposto su aeroporti più grandi facendo affidamento su OnePark per parcheggiare la macchina in aeroporto.

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